29 June 2015

Letter from Lhasa, number 370.
Automatizzazione e robotizzazione banche etc / Fully automatizing and robotizing banks too, ...if they’ll go on existing anymore...

Letter from Lhasa, number 370. Automatizzazione e robotizzazione banche etc / Fully automatizing and robotizing banks too, ...if they’ll go on existing anymore...
by Roberto Abraham Scaruffi

Ho appena visto, su linkedin, un post: “Il 72% delle banche non ha paura dell'innovazione, non vuole innovare!” [https://www.linkedin.com/grp/post/4074525-6019832821860831236]. Me lo segnalava una newsletter di linkedin.

Stavo scrivendo, lì, alcune considerazioni. Poi ho pensato fosse meglio scrivermele qui. Più facile, successivamente, postare il link dove credo.

Un po’ tutte le mansioni bancarie sono automatizzabili e robotizzabili. In pratica è possibile una banca senza personale, a parte i pochissimi che decidono ed introducono i parametri dei processi gestionali ed amministrativi. In prospettiva, neppure loro. L’intelligenza artificiale sta facendo passi da gigante. 

Anche la finanza e la ‘banale’ concessione crediti al pubblico sono pienamente automatizzabili:
http://fortune.com/2015/02/25/5-jobs-that-robots-already-are-taking/ ;
http://mashable.com/2014/12/15/robots-take-jobs/ ;
http://www.theatlantic.com/business/archive/2014/01/what-jobs-will-the-robots-take/283239/ ;
http://uk.businessinsider.com/jobs-robots-are-most-likely-to-take-over-2015-5?op=1?r=US ;
http://www.bloomberg.com/news/articles/2014-03-12/your-job-taught-to-machines-puts-half-u-s-work-at-risk ;.

Ciò vale non solo per le banche. Un po' tutta l'amministrazione cosiddetta pubblica [pure tutte le altre] sarebbe automatizzabile, scuola e sanità incluse, con grandi risparmi di costi. Così come lo sono, ad esempio, negozi, supermercati e ristoranti.

In parte, la produzione di massa di robot non è ancora iniziata, sebbene stia iniziando. Questione di mesi o pochissimi anni. Per altri aspetti, l'automazione è già abbastanza diffusa, da decenni, anche nel settore bancario. Non solo. La robotizzazione industriale è cosa oramai antica. Città e cittadine già  industriali hanno perso da tempo decine di migliaia di operai ciascuna, milioni e milioni su scala globale, anche quelli delle catene di montaggio. I robot prima si sono affacciati affiancando, accompagnando, l’operaio. Infine l’hanno sostituito del tutto. E non si pensi che i guardiani di immobili grandi e piccoli, od i riparatori e manutentori di procedure automatizzate e robot debbano essere necessariamente umani.

Anche polizie ed eserciti sono robotizzabili. Farebbero meno disastri dei droni militari a gestione umana, o di militari e poliziotti variamente squilibrati. Ogni tecnologia all’inizio è rozza, poi si perfeziona. 

Uno dei prossimi salti, nel settore bancario, sarà l'abolizione dei bancomat, abbastanza costosi perché il denaro si deteriora (dunque le banche centrali devono rimpiazzarlo) e perché i servizi di trasporto della cartamoneta, con guardie e mezzi corazzati, non devono essere dei più economici. Per rimuovere il denaro fisico, occorre o il chip RFID (radio-frequency identification) sottopelle o, in alternativa o per chi sia allergico ad avere qualcosa nel dorso della mano od in altri punti del corpo, un chip RFID in tasca, nel portafoglio o dove si creda. Un chip RIFD collegato ad una identificazione certa, ad esempio la retinale, sarebbe più sicuro di quelle orrende capsule per RIFD che già ora si possono infilare in varie parti del corpo e di cui altri potrebbero appropriarsi tagliando il sottile strato di pelle le trattiene. Beh, c’è chi già usi ed accetti i trasferimenti via telefonino. Una cassa ti presenta un conto. I soldi escono dal tuo telefonino, entrano nella cassa e tu te ne puoi andare colla merce. Se paghi in bitcoin, i costi di intermediazione sono veramente bassissimi od anche nulli. Bitcoin non ha oggi un cambio certo con le altre valute, essendo il suo valore ancora fluttuante. Un sistema alla bitcoin è comunque un ottimo esempio di un sistema monetario senza veri costi e del tutto sicuro una volta vi sia l’identificazione certa del detentore dei fondi.  

Con una moneta come bitcoin, non servirebbero neppure più le banche, non almeno per depositare e ritirare i propri soldi. Certo che le banche fanno resistenza all’innovazione già tra noi! Anche per raccogliere soldi per investimenti, esistono già altri sistemi, extra-bancari. Già ora si stanno affermando altre tecniche di credito. Ecco che queste cattedrali ricchissime e sontuose potrebbero tranquillamente vendere  i proprie sedi sfarzose e le proprie filiali, oltre alle loro altre ricchezze, e chiudere. 

I processi di innovazione e della sua diffusione sono questioni complesse, ma poi anche semplici a certi livelli pratici finali. A nessuno ne frega nulla di creare occupazione né di ‘valorizzare’ “risorse umane”. Neppure avrebbe senso. Sono solo frasi da marketing e per marketing che, a volte, imprese vecchie o nuove scrivono o proferiscono. Quando si hanno più  lavoratori del necessario è perché non si è capaci di organizzare oppure si è uno Stato variamente corrotto che si riempie di salariati e super-salariati per pure ragioni clientelari e di copertura.

L’innovazione avviene a tanti livelli, inclusi quelli dei geni che studiano materie ostiche e scoprono cose innovative. Per la sua diffusione occorre qualcuno che la introduca, e che questi e le sue innovazioni non vengano liquidate da interessi superiori. Una volta che l’innovazione conquisti fette di mercato e minacci quelle dei competitori, ecco che questi, se non possono rimuovere l’innovazione, si adeguano per cui l’innovazione diviene la nuova filosofia di comportamento aziendale e generale, diviene norma corrente

Questo avverrà, e pure piuttosto rapidamente, anche col settore bancario. Si avrà sia la rimozione del denaro fisico che l’automazione di tutti gli aspetti di quelle cose ora chiamate banche dove si entrava e si aveva a che fare con individui, magari anche solo per l’apertura del conto e quando si aveva qualche problema connesso. Ma, appunto, con una moneta elettronica universale del tipo di bitcoin e con le forme alternative di credito, non si capisce come le banche possano sopravvivere e per fare cosa. Le loro funzioni le possono adempiere meglio altre entità, meccanismi e piattaforme che si trovano già online, anche senza costi.

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http://fortune.com/2015/02/25/5-jobs-that-robots-already-are-taking/
http://mashable.com/2014/12/15/robots-take-jobs/
http://www.theatlantic.com/business/archive/2014/01/what-jobs-will-the-robots-take/283239/
http://uk.businessinsider.com/jobs-robots-are-most-likely-to-take-over-2015-5?op=1?r=US
http://www.bloomberg.com/news/articles/2014-03-12/your-job-taught-to-machines-puts-half-u-s-work-at-risk

Try thinking about some job, profession, activity etc. could not be automatized and robotized. It may be there be, although it would be difficult, perhaps improbable, to find one. Even politics, government, priests and love can be automatized and robotized, and very likely with much better outcomes humans could produce.

A linkedin post stated that 72% of the banks does not fear innovation although they do not want actually innovate.

Since a long time, automation has pervaded banks’ life, perhaps more than many other sectors. It would be immediately possible to have banks without humans. It is normal that there be psychological resistance to this final jump.

Innovation is a complex matter and it operates at various levels. There are practical people innovating organization and introducing incremental improvement of existing techniques and procedures. As well as there are geniuses studying, researching and, finally, sometimes, discovering new fields and their applications. There are knowledge and scientific discoveries, jumps and, later, from them, technological jumps. There are geniuses discovering and translating these discoveries in technologies, as well as there are clever and less clever people equally variously contributing to scientific and technological improvements and jumps.

There are discoveries and innovations hidden and repressed, also scientists and engineers assassinated, only because their discoveries and innovations are against powerful interests. Other discoveries and innovation are not repressed or cannot be repressed. They are eventually initially ridiculed from conformists, and other silly and idiotic subjects. Just a company innovates and becomes a market threat for its competitors, if these innovations and those adopting them cannot be removed, also the other companies adopt them, and new technologies and procedures become the new rule, the new norm.

In the bank sector, nearly everything can be automatized, included the loan and financial sectors. Nowadays, the management of cash dispensers is relatively expensive. There are the costs of the machines and the physical moving of cash with security guards and armoured vehicles. The full passage to electronic money, with the complete removal of the physical money (coins and banknotes), could mean relevant reductions of costs, both from government and for banks.

Governments are already planning, and somewhere trying implementing, the introduction of RFID (radio-frequency identification) chips for everybody. Similar systems could be used, in connection for instance with reticular identification. or other unequivocal identification, for payments. Also now, it is already possible to pay using a mobile phone. With a bitcoin-style currency, it would be possible to use the same currency in the whole world without intermediation costs. Not only banks can be fully automatized. Certain of their present activities would become useless, they could be simply cancelled. 


Actually, other forms of credit are rapidly progressing. If banks became useless as deposit and credit institutions, they could simply proceed with the liquidation of their patrimonies and close. Certainly that banks are terrified from further innovation! 

19 June 2015

Letter from Lhasa, number 369.
Le avventure di Cipollino

Letter from Lhasa, number 369. Le avventure di Cipollino
by Roberto Abraham Scaruffi

Rodari, G., Le avventure di Cipollino, Einaudi Ragazzi, San Dorligo della Valle, Trieste, Italy, 2010.
(Rodari 2010).
Gianni Rodari


Cipollone, il padre di Cipollino e di altri sette suoi fratelli, venne arrestato per sovversione. L’accusa era del tutto inventata. Venne comunque condannato all’ergastolo.

A Cipollino, che lo era andato a trovare, Cipollone rivelò che, in galera, era pieno di galantuomini, che erano in prigione proprio per questo motivo, dato che al Principe non piacevano le persone per bene. I malfattori stavano col Principe mentre quelli per bene, o parte di loro, in prigione.

Cipollino, capita la situazione, dichiarò al padre, ascoltato pure dalla guardia che subito pose fine al colloquio, che intendeva divenire un buon cittadino, pur senza finire in prigione ed, anzi, liberando coloro vi si trovavano. Affidò la madre ed i fratelli ad uno zio che, fortunato, aveva un lavoro, e si mise in cammino. Prese la prima strada gli capitò, che si rivelò giusta e, in un paio d’ore, arrivò al paese giusto dove incontrò Zucchina che, coi risparmi di una vita, si era appena costruito una casa della grandezza di un canile. 

Con gran frastuono arrivò il cavalier Pomodoro ad intimare a Zucchina di sloggiare immediatamente dato che aveva costruito su terre altrui. Ne prese le difese proprio Cipollino che, aggredito da Pomodoro, si salvò perché questi cominciò a piangere dato che Cipollino era della specie delle cipolle.

Cipollino trovò dunque lavoro nella bottega del ciabattino, mastro Uvetta. Un giorno Pomodoro arrivò coi gendarmi e sloggiò Zucchina mettendo al suo posto il cane Mastino. Ma Cipollino diede a questi un sonnifero e, così addormentatolo, lo riportò a Pomodoro. Su proposta di Cipollino, la casetta, non più sorvegliata per il momento, fu caricata su un carro e nascosta nel bosco.

Le padrone del villaggio erano le contesse del Ciliegio. Quando Pomodoro scoprì che la casa di Zucchina era scomparsa, avvisò il governatore e si fece dare una ventina di poliziotti, i limoncini, che arrestarono molta gente del paese, ma non Cipollino. Cipollino aveva fraternizzato con una bambina, Ravanella. Con lei andò al castello dove conobbero Ciliegino, il nipotino delle contesse del Ciliegio. Li sorprese Pomodoro ed i due dovettero fuggire, col successo tuttavia di avere fraternizzato con Ciliegino un bimbo ammalato di solitudine. 

Alla fine pure Cipollino si trovò arrestato e messo in isolamento. Casualmente liberato da una talpa, la convinse facilmente a scavare nella direzione della prigione dove stavano accalcati gli altri. Tuttavia, concluso il lavoro, accecata dalla luce, la talpa fuggì, impedendo così, non continuando gli scavi, la fuga di massa dalla prigione. Unitosi Cipollino agli altri, furono comunque tutti liberati da Ciliegino che si era procurato la chiave della prigione. 

Il racconto si sviluppa con molte altre vicende, ed immagini e dinamiche di valore allegorico (tra cui la talpa della supposta rivoluzione).

Alla fine, la rivoluzione, o tale ritenuta e chiamata, caccia via la vecchia classe dirigente nobiliare ed instaura la repubblica. E così, annuncia la conclusione del racconto, accadrà in tutti gli altri castelli (e relativi territori) del mondo, e tutti (a parte chi si trova espropriato dei propri privilegi e coloro che devono fuggire altrove, finché vi sarà un altrove) vivranno felici e contenti, inclusi quelli della vecchia classe dirigente che si saranno allineati per tempo con nuovo che avanza. ...Una favoletta...

In Italiozia, era il 1951 ed anni successivi a seconda di quando chi abbia letto il racconto lo abbia letto. Si  viveva nella repubblica dei voltagabbana, come ovunque nel mondo vi siano cambiamenti di cosiddetti regimi. Cambiano le etichette ma poi ci sono sempre gli stessi, sia in basso che negli altri livelli. Gianni Rodari, del 1920, di Omegna, già precettore e maestro elementare, si iscrisse al PCI l’1/5/1944 e vi restò fino alla morte, avvenuta nel 1980. Questa tessera, unita alla sua passione per scrivere per bambini, fu la sua fortuna come scrittore per l’infanzia in Italia ed all’estero.

Non sono sicuro che un bimbo capisca e si diverta di più se personaggi normali sono chiamati e rappresentati con nomi ed immagini di ortaggi. Quanto alle ideologie trasmesse, tutti gli autori ne trasmettono. Del resto, immagini bonarie ed edulcorate rendono di più, suppongo, sul mercato dell’immaginario infantile [mercato gestito da adulti che ritengono di immedesimarsi nella mente infantile oltre al doversi barcamenare nei luoghi comuni dei tempi], che crudi realismi. Il mercato dell’immaginario, qualunque sia l’età e la formazione dei destinatari, non è ovviamente quello che magari il destinatario desidererebbe o si meriterebbe. Del resto, anche il bimbo venga raggiunto da immagini supposte specifiche per la sua età è pure variamente bombardato dalle immagini e dai messaggi che raggiungono un po’ tutti.

Non ho ricette da offrire, o proporre, o suggerire. I mercati dell’immaginario propongono quello il sistema, nelle sue varie articolazioni, produce. Ognuno riceve quello circostanze e propensioni fanno sì riceva, e lo filtra secondo come la sua personalità in formazione ed evoluzione lo recepisca.



Rodari, G., Le avventure di Cipollino, Einaudi Ragazzi, San Dorligo della Valle, Trieste, Italy, 2010. 

Letter from Lhasa, number 368.
La Bambina dalle Mani Sporche

Letter from Lhasa, number 368. La Bambina dalle Mani Sporche
by Roberto Abraham Scaruffi

Pansa, G., La Bambina dalle Mani Sporche, Sperling & Kupfer Editori, Milan, Italy, 1997.
(Pansa 1997).
Giampaolo Pansa


Il libro viene pubblicato per la prima volta nel 1997.

Il 27 giugno 1991, il Segretario stava per morire, o così viene detto nel racconto. In effetti è una morte metaforica. Quel giorno Wanda e Giulio si incontrano, dopo vent’anni, dato che erano stati compagni d’infanzia. Siamo al congresso del Partito, o di quel partito, a Bari. In effetti, nonostante la descrizione iniziale, da ambiente para-comunistoide, dell’autore, sono i socialisti, il PSI. I partiti sono in realtà tutti uguali. Non sono mai esistiti i partiti differenti. Sono esistiti solo nelle propagande dei padroni del mondo, dunque del pensiero.

Il racconto, il romanzo, è ben scritto non solo, ovviamente, nella lingua, che al giornalista naturalmente didascalico non fa difetto. La trama è geniale, arguta ed avvincente.

L’ambientazione è una fresconata, nel senso che riflette, pur evidenziando, in parte, le contraddizioni di ciò avvenne, quello che uno ha capito o non ha capito, si è imposto di capire e di non capire, la visione luogocomunara di quella che fu la Grande Purga del 1992-93. Fu una classica operazione di polizia segreta sotto la direzione dell’Ambasciata Britannica, dato che furono i britannici i creatori dell’Italiozia cosiddetta unitaria od unificata al disotto delle Alpi e che ne hanno sempre gestito tutti i cambiamenti di forma politica, costituzionali, della costituzione materiale, di regime.

L’autore si identifica (ma è solo un’operazione psicologica, non un meccanismo autobiografico) col protagonista per cui gli impone, inizialmente, la morale rigida, una morale rigida, relativamente ad uno che si trovi tra le mani (od affianco come usufruttuario ma, in parte, anche come ‘ereditiere’ diretto) una somma enorme frutto di finanziamento illegale della politica. L’autore dice ‘no’ e, se dipendesse da lui, la restituirebbe “ai giudici”, alias “allo Stato”, non dicendo, ovviamente, come tipico di tutti i moralisti o finti moralisti, che significa restituirla alla fogna delle burocrazie corrotte che rubano e predano ben più del finanziamento illegale della politica che continua oggi come ieri. Per cui, è come una morale relativamente a sé stessi e che prescinde dal mondo reale, anche se è vero che una morale sia sempre relativamente a sé stessi e non necessariamente condizionata dall’ambiente corrotto in cui naturalmente si sia circondati. Il tutto è ancora più complicato perché allora, secondo “la morale”, qualunque donazione ed eredità dovrebbero essere restituite “allo Stato” [che è poi il Moderno Principe burocratizzato (e piuttosto delinquenzial-corrotto), non Dio od un dio immacolati] in quanto, in ultima analisi, provenienti da un qualche latrocinio, o comunque dall’abilità di far più soldi degli altri o di altri. La rigidità iniziale dell’autore poi si sfuma, per cui l’autore abbandona la sua morale pseudo-giacobina [i giacobini non erano e non sono particolarmente morali!] o lascia il punto irrisolto ma il lettore vi legge un abbandono della morale ‘pura’ prima ostentata, nel nome di una figlia segreta che spunta alla fine del racconto e che è restata orfana sia del padre naturale (che aveva accumulato finanziamenti illegali poi restati lì, non spesi per politica) e della madre che aveva ereditato la considerevole somma accumulata, e che la lascia al protagonista che, colla compagna, diverrà la nuova famiglia della bimba rimasta orfana. I soldi prima giudicati sporchi vengono ora presi. 

Una fresconata l’ambientazione ‘storica’. La rigida morale ostentata dall’autore che ne esce battuta in nome delle convenienze. Tuttavia il romanzo resta piacevole ed avvincente, se ci si lascia prendere dalla narrazione.



Pansa, G., La Bambina dalle Mani Sporche, Sperling & Kupfer Editori, Milan, Italy, 1997. 

09 June 2015

Letter from Lhasa, number 367.
For the rapid robotization of politics and government! Just some notes

Letter from Lhasa, number 367. For the rapid robotization of politics and government! Just some notes
by Roberto Abraham Scaruffi

Actually, we have no personal preference. We are only trying expressing what will inevitably happen in a few years and, in some way, is already happening.

Yes, in a few years, not in decades. The robotization of human workforce will exponentially develop in some years while the nearly complete robotization and automatization of whatever now-human activity will take a bit more time, and will produce super-clever robots and artificial minds [AI] overcoming the human ones since the unlimited capacity of rapidly and creatively learning robots and other devices will growingly have.  

It is some decades that industrial robotization reshaped Taylorist factories making largely redundant the traditional line workers. Now robots will rapidly replace  human workforce. One may find more information, or more exemplification, about that, in apparently fantascience movies than in current mass media, although lately current research in this sector be publicly exposed. We are now in the passage phase between scientific and technological acquisitions, and their utilization for the mass productions of para-human robots and similar devices.  

http://uk.businessinsider.com/ recently published the list of twenty jobs robots are most likely to take over, alias being automated. They are, with the estimated probability that that will really happen:
20. Electrical and electronic equipment assemblers, 95.1%;
19. Postal service workers, 95.4%;
18. Jewellers and precious stone and metal workers, 95.5%;
17. Restaurant cooks, 96.3%;
16. Grinding and polishing workers, 97%;
15. Cashiers, 97.1%;
14. Bookkeepers, 97.6%;
13. Legal secretaries, 97.6%;
12. Fashion models, 97.6%;
11. Drivers, 97.8%,
10. Credit analysts, 97.9%;
9. Milling and planing machine setters, operators, and tenders, 97.9%;
8. Packaging and filling-machine operators and tenders, 98%;
7. Procurement clerks, 98%;
6. Umpires and referees, 98.3%;
5. Tellers, 98.3%;
4. Loan officers, 98.4%;
3. Timing-device assemblers and adjusters, 98.5%;
2. Tax preparers, 98.7%;
1. Telemarketers, 99%.
[http://uk.businessinsider.com/jobs-robots-are-most-likely-to-take-over-2015-5?op=1]

Actually, giving a look at the current research, one may infer that, for instance, waiters, soldiers, police officers, wardens, teachers and professors, lawyers and magistrates can be easily replaced by robots and other automatic procedures or devices. Certainly, also many others work functions.

In practice, all factory workers and office workers, included many managerial or para-managerial positions, can be easily replaced by automatic procedures and devices. In addition, many other jobs can be easily and profitably replaced by automatic procedures and devices, even many we think have a discretion or difficulty actually either they have not or not such that software and machines could not profitably deal with. Even in the health sector, robots will be able to operate better and more profitably than humans.

Computerization, progressively diffused well before the personal computers era, only in some sectors and places has been profitably implemented. Overall in predatory and inefficient State/governments, and other entities, IT has been as put besides and combined with inefficient organisational structures instead of being used for replacing inefficient organizations with efficient ones.   

Also in central and local governments, and similar entities, large part of the current work force can be rapidly dismissed and profitably replaced by automatized and robotized efficient organizational structures.

Of course, but only in limited proportions, and only for a while [AI is rapidly progressing allowing creating robots considerably more skilful and cleverer than humans] there would be a new proletariat, for instance programmers, and new professions connected with the installation and maintenance of robots and other forms of automation.  

...Politics and institutions too.

The so-called institutions are bureaucratic apparatuses. They are variously corrupted, inefficient, useless and harmful, and also excessively costly.

There is a mafia-style law of silence about what really be and how actually work the so-called representative institutions as parliaments, local councils, central and local formal governments, as well as other assemblies and committees. Ministers, Prime Ministers, Presidents, MPs, other ‘people’ representatives, have no real power, or not what it seem. They are as elected bureaucrats, as elected clerks, temporarily covering predefined positions of corrupted and inefficient organizational machines. They have no real power. So, people have no real power.

More precisely, anybody has [not in the same ‘quantity’] some power although nobody have “the power”. About government [what in the European tradition is called State, the bureaucratic apparatuses, administration], bureaucrats having the power of not doing frequently have more real power than provisional politicians. Of course, there are differences and different circumstances, so it is always imprecise generalizing too much although the impotence of people formally in office and in power be everyday visible everywhere in the world. Power is nowhere and everywhere, although there be  people having tiniest amounts of it and people (not necessarily the most visible ones) decidedly more influent.  

There is a sociological-psychological law [the law of downward levelling and aligning] according to which, in whatever democratic, as well as non-democratic, institution and organization, the consensus is reached around the points of view of the most ignorant and evil subjects. Different points of view would not be understood and tolerated, or each one of the subjects suppose they would not be understood and tolerated.

Of course, there is the power of money: big companies, bankers, financiers etc. Also in the case of “big money” (big companies, bankers, financiers etc.), wherever there be big organizations, the law of downward levelling and aligning applies and works. Even in cases of monocratic, or relatively monocratic, companies/organizations, money and power do not necessarily make owners and top managers better and wiser. Oligarchies constituting real government, whatever the formal one be, are not necessarily better and wiser. In the case of world Empires and in the case of Developmental States/Governments, leading oligarchies may be better for certain aspects, but not necessarily (and actually improbably) about everything. 

Politics and institutions have the de facto function of creating problems instead of solving them. Anyway, both problem solving and problem creation can be purposely automatized.

Also the activity of the so-called democratic institutions, and of the supposedly decisional levels of central and local governments could be profitably cut and automatized.        

...Party politics too.

What is politics, the apparent competition among parties and factions? Politics is just marketing. Marketing, clientelism and corruption. Strong and weak formal and real governments depends on the Constitutional frame and on oligarchies. They have no correlation with the political market.

People vote according to the corruption and brainwashing realized through clientelism, political advertising, media suggestions, utilization of police disservices and magistracy for striking or promoting politicians. Whoever gains elections and creates formal governments follows similar policies. That happens because real government is resilient relatively to party politics.   

Finally, political machines are extremely costly and absolutely useless, if not for spreading material and moral corruption. 

Even without any illusion about impossible “direct democracy” and “electronic democracy”, the automatization of the political game and the robotization of “people representative” institutions would remove the costs of political clientelism and corruption, even if clientelism and corruption would be very likely created at other levels and in other ways.

Nowadays, people devolve their supposed power electing political representatives who devolve their supposed power to formal governments which actually depend on hidden real governments. If politicians do not obey to what “the system” orders them, they are variously submitted or removed by intimidation, assassination, blackmails, use of Secret Police disservices and judiciary apparatuses against them.


The automatization and robotization of the various aspects of the political and institutional game would drastically reduce costs and, perhaps, also people’s illusions. In addition, that would oblige legislation to be more precise because it should be transformed in computer programs, in precise software.  

10 March 2015

Letter from Lhasa, number 366.
Il Delfino in Bicicletta

Letter from Lhasa, number 366. Il Delfino in Bicicletta
by Roberto Abraham Scaruffi

Mugnai, C., Il Delfino in Bicicletta, Giunti Editore, Italy, 2014.
(Mugnai 2014).
Chiara Mugnai


Una ventenne che scrive di una ventenne. A cosa pensa una ragazza di venti anni? Pensa solo a quella cosa lì. Qui scrive di una lasciata dal ragazzo e che continua a pensarlo. Ah, la butta sul pudico. Ma, in sottofondo, sta solo quella cosa lì. Prima la aveva. Ora è restata senza perché il ragazzo si è stufato, stufato di lei, ed è dunque sparito, verosimilmente verso altri lidi.

La ragazza scriveva su un taccuino. Quasi pieno, lo ha lasciato in un bar, il bar che solitamente frequentava. Poi non s’è più vista. Il barista, un ragazzo, studente universitario come la ragazza, alla fine lo legge, incitato dal padrone del bar, un cugino, che non si era fatto tanti problemi e lo aveva leggiucchiato quasi subito irridendo, con lui, le parole che aveva scorso. Di qui inizia l’inseguimento per vedere di ritrovare la ragazza, se non altro per restituirle il suo scritto. Questo è quel che si dice. Ma v’è evidentemente dell’altro. Anche un ragazzo, ventenne, pensa solo a quella cosa lì, che poi la metaforizzi o meno. Riesce a trovarla, ed a farsi trovare, grazie ad un cervellotico serial letterario su youtube! Lei va al bar dove lui lavora e lui le dichiara, in apparenza ricambiato, il suo amore. ...No, è solo un sogno, un incubo. Con lei che si risveglia da un coma dopo che è caduta/gettata in una scarpata. Lei si era immaginata, in parte, del taccuino e di tutto il resto. Anzi, non solo un sogno, ma solo per aspetti secondari. Qualcosa era successo anche nella realtà. Il taccuino abbandonato esisteva. Pure altro. Mentre lei era in coma, il ragazzo del bar è transitato veramente da lì, dall’ospedale e da dove giaceva lei. Solo che lui, come rivela a lei, è gay. Lei gli è simpatica, ne è attratto spiritualmente, le è amico ma non pensa, con lei e con le ragazze, a quella cosa lì.

Tra luoghi comuni e cazzeggi giovanili, la narrazione procede piacevolmente. Anche piuttosto irrealistica direi. Le lunghe, continue, infinite discussioni sul senso delle cose non portano molto lontano un ragazzo ed una ragazza che, se si sentono reciprocamente attratti, lo son per altre cose, non perché un “confronto ideologico” si concluda con successo reciproco. Essì, perché subito subentra, per circostanze varie, un altro ragazzo che pensa a quella cosa lì ed è interessato a concludere con lei, con la ragazza ‘scrittrice’, pure studentessa in campo tecnico-scientifico, ed uscita dal coma.

Cristina, la protagonista del racconto, pensa anche lei solo a quella cosa lì. Ma fa parte della categoria che ne ha, nel contempo, timore. Di quelle che si fanno troppi problemi. O così fa sembrare. Di qui protratte discussioni per conquistarsi spiritualmente. Lo ripetiamo: non funziona così.

Il romanzo è di quelli a lieto fine, anche se non entra nei dettagli per cui, il lieto fine, lo fa solo intravedere. Le coincidenze, interconnessioni ed intrighi creati dall’autrice potete scoprirveli leggendolo. Non so se siano realistici. Valutazioni su ciò sono, infine, del tutto soggettive. Seppure, se un autrice li ha immaginati, magari pure vissuti, ben lo saranno.

Non mi interessa discutere se Chiara Mugnai sia una nuova e promettente autrice, o se solo per chissà quale circostanza o sua fortuna del momento abbia vinto un concorso letterario della casa editrice che poi la ha pubblicata. Mi è caduto l’occhio sui commenti più differenti, relativamente all’autrice, su come scrive.

Un editore ti pubblica ed ecco che sei, per definizione, autore riconosciuto. Ti pubblica uno scritto. Poi, inevitabilmente, di solito, te ne pubblicherà o ne pubblicherai probabilmente altri. Buon per lei. A noi non toglie nulla.



Mugnai, C., Il Delfino in Bicicletta, Giunti Editore, Italy, 2014. 

24 February 2015

Letter from Lhasa, number 365.
La realtà non è come appare

Letter from Lhasa, number 365. La realtà non è come appare
by Roberto Abraham Scaruffi

Rovelli, C., La realtà non è come ci appare. La struttura elementare delle cose, Raffaello Cortina Editore, Milan, Italy, 2014.
(Rovelli 2014).
Carlo Rovelli


Cercare risposte nella natura stessa delle cose, anziché in miti, spiriti, dei. Questa è la rivoluzione culturale a Mileto, nel VI secolo AC, da parte di Talete, del suo discepolo Anassimandro, Ecateo e la loro scuola. Nel 450, o così è assunto, Leucippo si imbarca, a Mileto, per Abdera. Qui fondò una scuola scientifica e filosofica alla quale partecipò Democrito, personaggio chiave di cui l’autore espone le idee.

“Platone e Aristotele conobbero bene Democrito e combatterono le sue idee. Lo fecero in nome di idee alternative, che più tardi, per secoli, crearono ostacoli al crescere della conoscenza.”
(Rovelli 2014, p. 23).

La visione atomistica di Democrito deriva in realtà dal Cilento, da Velia/Elea, che era una fiorente colonia greca dove aveva vissuto Parmenide che era stato interprete del razionalismo di Mileto e che era convinto la ragione potesse mostrare differenze dall’apparenza delle cose. Tuttavia, in tal  modo, Parmenide aveva aperto un cammino che sarebbe andato verso la metafisica. Zenone, suo allievo, coi suoi paradossi, mostra, su una pura base razionale, come la realtà visibile sia illusoria. In pratica, nega la realtà visibile su una pura base logica.   

Leucippo, allievo di Zenone, aveva trovato una via differente per risolvere gli arzigogoli di Zenone, rappresentando l’universo come granulare anziché continuo per cui, arrivati al singolo atomo, si ha un limite alla divisibilità.

Tolomeo, Copernico, Keplero, Galileo, Newton, Faraday e Maxwell, ed ecco che arriviamo ad Einstein. La teoria della relatività generale interpreta lo spazio di Newton come campo gravitazionale. Il mondo è fatto solo di particelle e campi.
“Senonché, a differenza dello spazio di Newton, che è piatto e fisso, il campo gravitazionale, essendo un campo, è qualcosa che si muove e ondeggia, soggetto a equazioni: come il campo di Maxwell, come le linee di Faraday.
“È una semplificazione impressionante del mondo. Lo spazio non è più qualcosa di diverso dalla materia. È una delle componenti “materiali” del mondo, è il fratello del campo elettromagnetico. È un’entità reale, che ondula, si flette, s’incurva, si storce.”
(Rovelli 2014, p. 73).

Con l’aiuto della matematica di Gauss e Riemann, Einstein rappresenta la realtà dello spaziotempo che si incurva maggiormente dove vi sia più materia. Si incurva lo spazio e si incurva il tempo. 

La meccanica quantistica ha permesso di comprendere granularità, indeterminismo e relazionismo.

Granularità. Nella meccanica quantistica, le particelle spariscono e ricompaiono. “La costante di Planck h fissa la scala elementare di questa granularità.” (Rovelli 2014, p. 115).

Indeterminismo. Elettroni, quanti di un campo, fotoni non si può prevedere con certezza quando e dove compariranno. Il futuro è imprevedibile.

Relazionismo. La teoria non descrive come le cose siano, bensì come accadano e come influiscano l’una sull’altra. Non descrive dove sia una particella ma come essa si faccia vedere dalle altre. La realtà è dunque ridotta ad interazione, a relazione.

Lo spaziotempo è quantistico. Relatività generale e meccanica quantistica sembrano contraddirsi reciprocamente, Eppure esse funzionano entrambe territorialmente bene. Per cui v’è evidentemente qualcosa che ci sfugge.

“[...] Einstein ha capito che lo spazio e il tempo sono manifestazioni di un campo fisico: il campo gravitazionale. Bohr, Heisenberg e Dirac hanno capito che ogni campo fisico è quantistico: granulare, probabilistico, e si manifesta nelle interazioni. Ne segue che anche lo spazio e il tempo devono essere oggetti quantistici con queste strane proprietà.
“Che cos’è, allora, uno spazio quantistico? Che cos’è un tempo quantistico? Questo è il problema che chiamiamo “gravità quantistica”.
“Un gruppo nutrito di fisici teorici sparsi per i cinque continenti sta laboriosamente cercando di dirimere la questione: l’obiettivo è trovare una teoria, cioè un insieme di equazioni, ma soprattutto una visione del mondo coerente, in cui la schizofrenia fra quanti e gravità sia risolta.
“Non è la prima volta che la fisica si trova davanti a due teorie di grande successo apparentemente contraddittorie. [...]”
(Rovelli 2014, p. 130-31).

Quanti di spazio.
“Lo spazio fisico è il tessuto risultante dal pullulare continuo di questa trama di relazioni. Di per sé, le linee non sono da nessuna parte, non sono in nessun luogo: sono esse stesse, nelle loro interazioni, a creare i luoghi. Lo spazio è creato dall’interagire di quanti individuali di gravità.
“Siamo dunque arrivati a uno dei risultati centrali della gravità quantistica: la struttura discreta dello spazio formato dai quanti di spazio che danno il titolo a questo libro. Questo non è che il primo passo. Il secondo riguarda il tempo. Al tempo è dedicato il prossimo capitolo.”
(Rovelli 2014, p. 152).

Il tempo non esiste. Il tempo è locale. Non esiste un tempo universale.
“Ma cosa significa che il tempo non esiste?
“Anzitutto, l’assenza della variabile tempo nelle equazioni fondamentali non significa che tutto sia immobile e non esista cambiamento. Al contrario, significa che il cambiamento è ubiquo. Ma i processi elementari non possono essere ordinati in una comune successione di istanti. Alla piccolissima scala dei quanti di spazio, la danza della natura non si svolge al ritmo della bacchetta di un singolo direttore d’orchestra che batta un tempo universale: ogni processo danza indipendentemente con i vicini, seguendo un ritmo proprio. Lo scorrere del tempo è interno al mondo, nasce nel mondo stesso, dalle relazioni fra eventi quantistici che sono il mondo e generano essi stessi il proprio tempo. In realtà, l’inesistenza del tempo non significa nulla di molto complicato. [...]”
(Rovelli 2014, p. 155-56).

Di che cosa è fatto il mondo?
“È sparito lo spazio di fondo, è sparito il tempo, sono sparite le particelle classiche, sono spariti i campi classici. Di che cosa è fatto il mondo?
“La risposta ora è semplice: le particelle sono quanti di campi quantistici; la luce è formata dai quanti di un campo; lo spazio non è che un campo, anch’esso quantistico; e il tempo nasce dai processi di questo stesso campo. In altre parole, il mondo è interamente fatto di campi quantistici (figura 7.8).
“Questi campi non vivono nello spaziotempo; vivono, per così dire, uno sull’altro: campi su campi. Lo spazio e il tempo che percepiamo a larga scala sono l’immagine sfocata e approssimata di uno di questi campi quantistici: il campo gravitazionale.
“[...]
“I campi che vivono su se stessi, senza bisogno di uno spaziotempo che funga loro da sostrato, da supporto, capaci di generare essi stessi lo spaziotempo, sono chiamati “campi quantistici covarianti”. La sostanza di cui è fatto il mondo si è drasticamente semplificata negli ultimi anni. Il mondo, le particelle, l’energia, lo spazio e il tempo, tutto ciò non è che la manifestazione di un solo tipo di entità: i campi quantistici covarianti.”
(Rovelli 2014, p. 166-67).

L’autore rappresenta i buchi neri come porte verso il futuro o verso futuri.

Per vedere comunque tutto quello l’autore dice sulle applicazioni concrete della meccanica quantistica, e su tutto il resto, si veda l’autore stesso. Non abbiamo l’intenzione di fare un sunto di quello lui espone, né avrebbe senso. 

Nel capitolo sull’informazione, il penultimo, importante partire delle definizioni. L’informazione è una misura del numero di alternative possibili per qualcosa. L’entropia è l’informazione mancante. Il tempo non è reversibile. V’è ovviamente molto di più, nel capitolo e la connessione di tutto ciò colla meccanica quantistica.

L’ultimo capitolo, il 13, Il Mistero, ha un carattere metodologico generale. Ciò che si sa o che si crede di sapere, anche se tutti ne sono convinti, può essere sbagliato. Se pensiamo di sapere già l’essenziale, non impariamo nulla. La consapevolezza della nostra ignoranza rende la scienza affidabile. Si ha bisogno proprio di affidabilità, non di certezze.
“La ricerca della conoscenza non si nutre di certezza: si nutre di una radicale mancanza di certezze.”
(Rovelli 2014, p. 228).



Rovelli, C., La realtà non è come ci appare. La struttura elementare delle cose, Raffaello Cortina Editore, Milan, Italy, 2014. 

12 February 2015

Letter from Lhasa, number 364.
Umberto Eco - Numero zero

Letter from Lhasa, number 364. Umberto Eco - Numero zero
by Roberto Abraham Scaruffi

Eco, U., Numero zero, Bompiani/RCS, Milan, Italy, 2015.
(Eco 2015).
Umberto Eco


Colonna viene scelto per fare l’assistente alla direzione di un giornale, a Milano, agli inizi del 1992, che non uscirà mai e per scrivere un libro come ghostwriter per il direttore dello stesso, Simei. La funzione del giornale che non uscirà è di puro ricatto. Pure il libro, verosimilmente. I redattori sono sei, tra cui una donna, Maia Fresia.

L’editore era il Commendatore che pubblicava altri quotidiani e riviste, ora di dubbio spessore ore specializzati per interessi specifici.

Eco centra il racconto sull’ipotesi che Mussolini non fosse morto e, dall’Argentina, o da altrove, domini la storia italica fino al cosiddetto golpe Borghese che non si fa perché Mussolini muore mentre viene trascinato di nuovo al potere. Una baggianata, fosse l’ipotesi di base vera o meno.

Ovviamente, Eco è prigioniero della sua solita luogocomunistica corrente. Impossibile che l’Impero potesse pensare di rimettere al potere un Mussolini. Inoltre, un personaggio non può dominare la storia con tutti che lo credono morto. Chi aveva voluto Mussolini morto erano stati proprio gli inglesi, che lo avevano portato al potere, sostenuto e poi usato per meglio sfondare la Germania, l’Asse. Anche non fosse stato assassinato e fosse poi morto tranquillamente, non cambia i termini della questione. Come statista, non serve più a nessuno.

Eco insiste su Moro ucciso perché sapeva qualcosa e lo avrebbe rivelato. Moro era un omertoso di prima classe. Tantissimi conoscono segreti e non per questo vengono assassinati. Andreotti ordina la demolizione psicologica e l’assassinio di Moro perché questi, pur perdente nella DC e nello Stato, sta per divenire Presidente della Repubblica su accordo DC-PCI, Zaccagnini-Berlinguer. Dato che Andreotti controlla gli apparati della forza, monta un’operazione CC-NATO per liquidarlo. Ai fini pratici, vi è il segreto di Stato ed segreto di Stato sul segreto di Stato (il segreto NATO). Per cui, non se ne può parlare.   

Il cosiddetto golpe Borghese è la classica operazione per bruciare chi si è montato la testa e spingerlo al terrorismo puro, che è quello stavano già facendo anche se si credono di poter divenire, o di essere divenuti, pupari. Il terrorismo serve al potere mentre per il potere formale ci sono già i partiti ed il loro sistema di potere. Si fa credere ad un manipolo di terroristi di avere acquistato un grande potere e di avere tutte le coperture interne ed internazionali per un colpo di Stato. Però, poi, la copertura angloamericana  non arriva ed arriva anzi l’ordine di tornarsene a casa.

Ad Eco basta falsificare un po’ basandosi sul suo solito luogocomunismo. Borghese non è un fascista. Non è un mussoliniano. A guerra persa, dopo avere creato una compagnia di ventura che rifiuta il tradimento reale, dei Savoia, contatta gli angloamericani e passa al loro servizio.  

Eco, che costruisce le sue teorie luogocomunare attraverso la bocca di Braggadocio, uno dei sei della redazione, lo fa ritrovare morto, assassinato, proprio la notte che questi deve incontrare qualcuno di cui si fida e che dunque, verosimilmente, gli confermerebbe tutto, la baggianata su Mussolini. È un classico della letteratura spionistica. Uno di cui ti fidi ti fissa un appuntamento e ti ritrovi morto.

A quel punto, l’editore, chiaramente su irresistibili pressioni esterne, dunque di Stato, chiude il progetto di quotidiano. Pure il direttore dello stesso rinuncia subito al progetto del libro e dichiara di voler scappare in Svizzera e cambiare identità.

Pochi giorni dopo l’assassinio, compare in TV un po’ tutta la storia ricostruita da Braggadocio, con l’eccezione delle ipotesi su Mussolini. Il lettore pensa ad un Braggadocio assassinato per quello, quando sarebbe proprio quello cui non ne fregherebbe nulla a nessuno. Se ti assassinano è sempre e solo su richiesta governativo-istituzionale-NATO. Il luogocomunaro Eco deve accreditare l’ipotesi dei diabolici “Servizi Segreti”, quelli che senza copertura istituzionale-NATO non fanno proprio nulla.

Colonna e Maia, che si sono da tempo innamorati, si rifugiano ad Orta dove sognano come continuare a campare in qualche modo. Tra l’altro, un disservizio di Polizia Segreta avrebbe subito messo sotto controllo tutti i telefoni dei colleghi dell’assassinato per cui il loro fare sospetto sarebbe stato subito rilevato. Eco non ci arriva. Pure sul futuro dei due, Eco, che ha tutte le porte aperte, la fa facile. Nella realtà non è per nulla così. 

Il libro è scritto in modo ineccepibile, pur con l’Eco che deve blandire il lobotomizzato medio, ...che è dove lui stesso fieramente si colloca.



Eco, U., Numero zero, Bompiani/RCS, Milan, Italy, 2015. 

20 January 2015

Letter from Lhasa, number 363.
La cipolla di Tropea

Letter from Lhasa, number 363. La cipolla di Tropea
by Roberto Abraham Scaruffi

Defilippi, A., Per una cipolla di Tropea, Mondadori, Milan, Italy, 2012.
(Defilippi 2012).
Alessandro Defilippi


Le cipolle di Tropea sono le cipolle rosse, quelle che cuociono più rapidamente delle bianche per cui sono vantaggiose per talune preparazioni culinarie, come le pizze, che richiedono una cottura veloce. Vi sono anche alcune differenze di sapore e, più in generale, chimiche, rispetto alle cipolle bianche.

Il racconto, di una cinquantina di pagine nell’edizione cartacea, si macina rapidamente e con piacere, ...fino alla trovata finale, un po’ politicantica e che fa cadere i cosi.

Qualcuno uccise un tizio accoltellandolo su una barca nel mare. Poi si diresse con la stessa verso un’imbarcazione più grande [si capirà poi che doveva caricare armi per i terroristi algerini] su cui si imbarcò dimenticandosi la propria bisaccia sulla barca col cadavere. Questa con questo fu trovata in secca a Boccadasse, antico borgo marinaro di Genova, nel quartiere di Albaro.

Nella tasca destra dei pantaloni del cadavere fu trovata un’automatica francese, una 7.65-lungo, Mle-1935-A col silenziatore, che aveva sparato di recente e dal cui caricatore mancavano due pallottole. Nella bisaccia militare perduta dall’accoltellatore c’erano una pagnotta e due cipolle rosse.

L’uomo ritrovato morto aveva ammazzato, con la pistola silenziata, un commerciante algerino col figlio maggiore, a Genova, nel magazzino del loro negozio di frutta e verdura. Il figlio maggiore era sotto tortura quando era sopraggiunto il padre. Di lì il duplice omicidio. Il figlio minore aveva a sua volta successivamente ammazzato lo sparatore a coltellate.

Quando i due carabinieri scoprono i due cadaveri, sopraggiungono due killers che riescono a sganciarsi, con uno di questi che resta ferito, dopo avere aperto il fuoco con armi silenziate dello stesso calibro di quella rinvenuta sul cadavere, verosimilmente egualmente delle automatiche Mle-1935-A. Si scopre dopo che i due killers sono due funzionari della polizia, o di una qualche polizia, francese, o tali si dichiarano. Due mandati dal governo francese per occuparsi, in via esclusiva, delle indagini sul caso. In realtà, sia i due che l’ammazzato sono dello SDECE, polizia segreta, alias branca terroristica, del governo francese.

Intanto [siamo ancora ai tempi, nel dopoguerra, dell’Algeria colonia francese], in relazione ai tre omicidi, il governo francese ha già chiamato quello italiano che ha allertato i comandi dei carabinieri. Questioni di Stato. Per cui, il comando di legione, il cui generale telefona al colonnello dei carabinieri di Genova che ha la responsabilità dell’indagine [dato che chi ha ritrovato la barca col primo cadavere rinvenuto si è rivolto ai CC e non alla PS], rimuove quest’ultimo da ogni attività investigativa perché il tutto passa a due funzionari del governo francese, due della polizia di Mentone, o tali si dicono. Ordini. Nessuna spiegazione. Per il colonnello dei CC di Genova sono due dello SDECE. Anzi, tre. Pure quello accoltellato. 

Alla fine, compare nientemeno che Ahmed Ben Bella che, coi carabinieri già partigiani,... Da far morir dal ridere...

Beh, leggetevelo!

Qui, nell’epilogo, con Ben Bella, qualche tinta delle fissazioni dell’autore era già emersa in precedenza coi carabinieri ex-partigiani, passiamo dalla letteratura alla montatura propagandistica.

Il governo italiano ha effettivamente promosso ed aiutato il terrorismo algerino, su incarico inglese, ma in tutt’altra maniera, ed in modo del tutto segreto, segretissimo. Per la coreografia ed armi di contorno, come fumogeni per i traffici veri, mobilitarono nientemeno che i Maitan-Mandel, ovviamente tagliando fuori i ‘rivoluzionari’ di madrelingua francese. L’Impero opera a questo modo e si serve pure dei suoi [non ne esistono altri!] ‘rivoluzionari’, quando servono. Vengono messi sul mercato proprio per quello! Fascisti e comunisti, non meno di tutti gli altri ‘moderati’ [esistono davvero?!] inclusi, fanno i clown del grande gioco dell’Impero e sono dallo stesso mobilitati per gli shows a seconda delle esigenze del momento.

L’autore vive, ovviamente, in un altro mondo. Ma il racconto scorre egualmente bene.



Defilippi, A., Per una cipolla di Tropea, Mondadori, Milan, Italy, 2012. 

07 January 2015

Letter from Lhasa, number 362.
The Highly Paid Expert

Letter from Lhasa, number 362. The Highly Paid Expert
by Roberto Abraham Scaruffi

Allen, D., The Highly Paid Expert. Turn Your Passion, Skills, and Talents Into a Lucrative Career by Becoming the Go-To Authority in Your Industry, Career Press, Pompton Plains, N.J., USA, 2014.
(Allen  2014).
Debbie Allen 


First, you have to define in what you really are an expert, a small and well defined niche, and you must be a real expert or anyway to build yourself as a real expert. The choice, the proposed ‘product’, needs to be consumer-oriented. It would be useless to propose something the consumers one can reach do not need.

The author calls this step the developing of your USP, your Unique Selling Proposition. You must be expert in something you have personally experienced. 

Done that, you simply have to act despite fear. And act for success. You need various tools as a dot-com website, a good brand, an effective logo.

One needs to progress, to build oneself, from the starting level to a recognised expert, what means, from a commercial point of view, to progress from the level where nearly any client cannot afford the service to a level where clients are anxious to pay high fees.

The author prospects a progression from novice, to skilled, to specialist, to authority, to highly paid expert. It actually is more a problem of how one be recognized than of what one really be.

One may be a real super-specialist since when one starts to offer oneself on this kind of market. On the other side, an ‘authority’ may simply be something capable to appear, be reputed and be paid as such. Finally, everything is build by interaction between sellers and buyers.     

You need to be. But you need also to appear, to seem what you are. An aspect of this is “shameless self-promotion”.    

One needs to target one’s own ideal client and market absolutely avoiding trying to be everything and targeting everyone.  

“Here are six steps to keep you on target in your business
♦ Step 1: Always be marketing. [...]
♦ Step 2: Get serious about your business. [...]
♦ Step 3: Develop systems that save you time. [...]
♦ Step 4: Get productive. [...]
♦ Step 5: Stay focused on your goals. [...]
♦ Step 6: Ask for help so you can stay on target. [...]”
(Allen  2014, p. 55/56).

From a marketing point of view, if somebody types your name or the name of your brand [think of your brand as your alias] in a search engine, it has to appear in the first positions or at least in the first page. 

Your website has to be consistent with the message you launch, to be focused and easily understandable without any technical complication or complexity. If you offer different services, create different websites. A real website of a real specialist, so progressing every day, is necessarily a work in progress, not something artificially created, or made to create, once forever. Your need constantly work on yourself, as well on your website so really reflecting you and your skills, specifically the skills you offer. Your professional website is not about yourself but about what you offer to your ideal client.  

Two-minute videos are powerful marketing devices. YouTube is a proper place for showing them.

Consulting and coaching are bordering fields although clearly different. While consulting provides advice, coaching helps the client to find the answer by him/herself and so creating his/her problem solving attitude. Coaching is more formative while consulting is more informative. 

Four Steps to Building Your Consulting Business
“Step 1: Solve problems. Become a problem-solver for your clients.
“Step 2: Offer a promise. Create programs that can best serve your clients’ needs.
“Step 3: Show proof. Use testimonials and case studies that state your clients’ results.
“Step 4: Create a proposal. Set up your program and service offerings in detail.”
(Allen  2014, p. 91).

For solving other people problems, you need to be a problem solver:
Five Steps to Improving Your
Problem-Solving Skills
♦ Step 1: Define each problem in detail before trying to solve it. Take time to understand the problem, understand the criteria for a good decision, and generate some good options.
♦ Step 2: Offer one or two firmly suggested solutions. Offering too many suggestions will only confuse your client and allow him to become indecisive.
♦ Step 3: Prioritize your client’s action steps to help avoid him or her feeling overwhelmed. If your client agrees to take action, ask him to relax and focus on moving forward.
♦ Step 4: Implement a step-by-step plan of action. When you approach problems systematically, you cover the essentials each time—and your decisions are well-thought-out, well-planned, and well-executed.
♦ Step 5: Look for more ways to improve upon the problem-solving idea to avoid future problems. Continue to perfect your problem-solving skills and use them for continuous improvement initiatives to serve your clients’ needs.”
(Allen  2014, p. 98).

“After identifying a potential problem, you need information:
“♦ What factors contribute to the problem?
“♦ Who is involved with it?
“♦ What solutions have been tried before?
“♦ What do others think about the problem?”
(Allen  2014, p. 99).

Create your online community. There are specific techniques for making that and in a fruitful way. Also if the author prefers traditional speeches and conferences, may be useful to sell high-end products online by teleseminars and webinars. The author gives her advice about that in chapter 18. 

Paid events, but also unpaid ones in exchange of something else as for instance selling your books and materials, publish speech, both tightly professional and motivational, are another way of selling your skills and making them fruitful. Of course, if you want to create dependence, for instance for selling you and your company as consultants, you have to show that you can solve the problems of the audience but without telling the whole story, because if they learn how to solve their problems by themselves, they will not hire you as a consultant. This is, of course, the point of view of the author.

If you are hired for teaching how to solve their problems about a specific field you are skilful in, you have of course to teach that, in my opinion. People have different learning attitudes relatively to a problem-solving attitude, so there is always people equally needing some additional professional help, consequently the assistance of a consultant. The point is eventually how to make the most people aware of that.

Company and managers having serious organizational problems are not aware of that. If they are instinctively aware, they refuse to rationalize their instinctive awareness. They frequently live as a personal defeat to ask for a consultant’s help and so they deny having serious problems while their company collapses or remains very far from its full potentialities.   

The author underlines that you are an expert and not a trainer, so you have to remain such and to sell you as an expert. Your public speaking and your presentation have this goal and they need to be built in this perspective. For the author, an expert needs to become a very good salesperson. A salesperson does not need to be aggressive. One only needs to well show the advantages of been hired as an expert for the help one can provide, so increasing the incomes of those needing one’s advice. Of course, professional help from an expert has to be very well remunerated.     

Don’t work for free and don’t ask for modest sums. Your clients would think your service be not valuable.

Since the most people are visual learners, one gains more from a visual presentation than from speaking. Your PowerPoint or Keynote presentation must be perfect from the point of view of selling.

Creating events, or participating to them at the starting of your consulting career, permits to sell one’s own services to qualified audiences. This is a key element for a profitable career as an expert.  

If one wants to earn real money, one needs to diversify one’s own revenue sources:
5 Ways to Grow Multiple Streams of Income
1. Manifest and multiply only your most ideal clients. [...]
2. Develop joint venture affiliates who can sell your products. [...]
3. Generate big-income days. [...]
4. Create high-level coaching or consulting programs. [...]
5. Develop a license or franchise business model with your expertise. [...]”
(Allen  2014, p. 138).

One of the basis of business is asking, asking with the belief and expectation to receive. “The power is in the asking and in the expectation that you will receive it.” (Allen  2014, p. 144).

The penultimate advice of the author is: “Become the authority by writing a book.” More is general, it is useful to write and publish. The author explains why she specifically suggests writing books as a further door-opening opportunity relatively to a highly paid expert business. 

The last advice is: “Develop a steady stream of referrals.”

Good luck and a lot of money!



Allen, D., The Highly Paid Expert. Turn Your Passion, Skills, and Talents Into a Lucrative Career by Becoming the Go-To Authority in Your Industry, Career Press, Pompton Plains, N.J., USA, 2014. 

15 December 2014

Letter from Lhasa, number 361.
Io ho paura (1977) di Damiano Damiani

Letter from Lhasa, number 361. Io ho paura (1977) di Damiano Damiani 
by Roberto Abraham Scaruffi

Il film è ben costruito. Anche se non poteva dire di più. Lo Stato non lo avrebbe permesso ed il film non sarebbe mai uscito.

“I Servizi” non sono i soliti disservizi di disinformazione, bensì Polizie Segrete. Quelli della ‘Difesa’ sono ufficiali dei Carabinieri, di solito, in quei ruoli. “Il generale”, il capo della Polizia Segreta militare, coi suoi, non è un deviato, bensì lo Stato.

Il film non può dire che obbediscono ad ordini del Capo del Governo, del Capo dello Stato, del Ministro dell’Interno, eventualmente di quello della Difesa, e con supervisione NATO.

Il film è preciso, anche se lì racconta la solita favoletta sui neri. Non solo i neri. Pure tutti gli altri sono stati e sono manipolati, sia con contatti diretti che in altri modo, dalle Polizie Segrete Carabinieri-NATO agli ordini del governo e della Presidenza della Repubblica.

È anche ben rappresentato un certo dualismo v’era nella PS. L’ufficiale superiore in divisa ben sa che sono tutti affari di Stato e che si deve obbedienza alle Polizie Segrete Carabinieri-NATO. Il dirigente in abiti civili, il “capitano La Rosa”, evidentemente crede vi siano degli spazi di manovra.

Il giornalista di sinistra naturalmente fa parte di una macchina agli ordini delle Polizie Segrete Carabinieri-NATO. Per cui non può andare dietro ad un poliziotto che vuole parlare per salvare la pelle.

Il protagonista, Gian Maria Volonté / il brigadiere Graziano, si muove bene, nella rappresentazione poliziesco-cinematografica. Solo non capisce che telefonando al suo superiore verrà inevitabilmente intercettato, per cui va all’appuntamento con quelli mandati dalla Polizia Segreta Carabinieri-NATO per assassinare pure lui e dunque chiudere il caso. Il terrorismo è di Stato ma non lo si deve risapere. Il minchione medio deve credere alla “forze oscure”.


Le prove sono state rimosse rimuovendo i personaggi avrebbero potuto far risalire alle responsabilità di Stato e di governo. Lo spettatore ‘avvertito’, cioè il lobotomizzato medio, percepirà una delle solite storie di “servizi deviati” mentre il film dice ben di più anche se deve auto-censurarsi per poter uscire nelle sale cinematografiche.   

06 December 2014

Letter from Lhasa, number 360.
Svaniti nel nulla di Tom Perrotta

Letter from Lhasa, number 360. Svaniti nel nulla di Tom Perrotta
by Roberto Abraham Scaruffi

Perrotta, T., Svaniti nel nulla, Edizioni e/o, Roma, Italy, 2012.
(Perrotta 2012).
Tom Perrotta


Lei, Laurie, è atea, direi atea militante. O, definendosi lei agnostica, agnostica militante, di quelli lo affermano anziché abbossare. Anche se è vero che incontrandosi e scontrandosi con coloro si affermano in modo forte, atteggiandosi dunque a credenti militanti, sia forse, talvolta, e per taluni o per molti, inevitabile, affermarsi, diciamo al loro livello, con la loro stessa forza di affermazione, della loro affermazione.

C’è chi di fronte ad affermazioni forti di altrui personalità lascia perdere. È, in genere, prova di forza. C’è chi, prova di debolezza, deve affermarsi, eventualmente contrapporsi. 

L’autore si crea una protagonista demo-liberal. “Ogni fede è follia!” [non è una citazione precisa dall’autore che esprime questo concetto, a proposito della protagonista Laurie, ma costruendo differentemente la frase]. Detto ciò, credono un po’ a tutto, od a molto, purché non si parli di Dio. Si nega un Dio per crearsene mille altri. O così, in genere, moltissimi, od un po’ tutti, fanno. Se Dio è creato dall’animo umano, anche il non-Dio lo è.    

Ecco che, senza motivo, persone, le più differenti, in tutto il mondo, nello stesso momento, sparirono. Sparirono a milioni. Ora erano qui. Ora si erano come dissolte. Avvenne un 14 ottobre. L’accaduto venne chiamato l’Improvvisa Dipartita.

Ci fu chi cominciò a mitizzare gli scomparsi. Altri semplicemente li volevano ricordare. Altri ancora ne cercavano e denunciavano difetti e perversioni, anche per iscritto, su un giornaletto di un pastore od ex-pastore, giornaletto che tutti disprezzavano ma che andava sempre esaurito. Della serie: se la sono voluta.

L’autunno seguente comparvero quelli che giravano a coppie dello stesso sesso (con funzioni di ‘sorveglianza’, in pratica solo molestando, stalkizzando, gli altri), vestiti di banco, non parlavano, abitavano in proprie strutture di proprietà, non riconoscevano il potere, per quanto potevano, dunque cercavano di non  pagare tasse, non accettavano leggi e regolamenti se cozzavano coi propri usi ed interessi, e, ovviamente, donavano alla setta, chiamata dei Colpevoli Sopravvissuti, tutto quello che avevano avuto nella loro vita precedente. 

Laurie infine aderisce ad essa, lasciando così il marito Kevin, il sindaco della cittadina, ed i sue figli Tom e Jill (la figlia).

C’è pure la solita storia della congregazione, differente da quelli in bianco, nata attorno ad un uomo colpito dall’Improvvisa Dipartita e che si ritrova con qualche potere particolare, o così riesce a far credere, ma a cui il successo da poi alla testa. Non è tanto questo che lo rovina ma la solita FBI che deve distruggere tutto e tutti, tutti coloro non si assoggettino alla sua dittatura totalitaria. Lo mettono nel mirino, lo arrestano e lo sputtanano per via mediatica. Banali storie di sesso con ragazzine al di sotto dell’età del consenso che, negli USA, è più alta che altrove. Negli USA, la prosecuzione non è obbligatoria per cui, alla fine, usano questo solo se vogliono rovinarti per ragioni loro, di totalitarismo di regime. Lo Stato non ammette concorrenti! 

Tom aderisce per qualche tempo, in pratica fin dai primi passi fino al disincanto sul fondatore che si trasforma, a questa congregazione di cui vede gli inizi promettenti.

Mille storie di vita, e davvero piene di vita, con la immanenza dell’assenza, la grande assenza creata da quel 14 ottobre dell’Improvvisa Dipartita.

Le scene, o solo accenni, di sesso sono troppo terra terra per sembrare veri. Una coppia che si fa scoraggiare da due ‘bianchi’ che li seguono. Sesso orale, in tranquilla vacanza, al loro primo incontro di quel tipo. Quelli che fanno ripetitivamente, ormai da tempo, un gioco di società per scopare con chi avrebbero voluto in partenza, oppure che non fanno nulla se vengono coppie ‘sbagliate’. Lui che si masturba sotto le coperte con lei. Due uomini dei ‘bianchi’, dove l’astinenza è obbligatoria, che si sodomizzano a letto, e pure facendosi chiaramente sentire, dunque volendo essere scoperti, nella casa, un ‘avamposto’, dove abitano con un due donne della stessa setta. Il solito santone della congregazione che lui stesso ha creato, nel mondo della “libera impresa”, che si fa la corte di ragazzine da mettere incinta con la scusa che la prima vi resta sarà la portatrice del successore, del nuovo Gesù. Quella ci resta dà poi alla luce una bimba!

Su queste cose, di sesso, l’autore sembra uno Slavoj Žižek che si crede un genio osannato mentre ripete solo le solite banalità arricchite di aneddoti. Il vantaggio espositivo e psicologico è che, non scendendo nei dettagli, per non dare tinte pornografiche alla propria narrazione, per non renderla scabrosa, viene lasciato tutto alla fantasia del lettore che può anche far cadere gli accenni e concentrarsi su altri aspetti della storia e delle storie.

Tali devono essere le regole dello scrivere per case editrici, dove generi per tutti non si vogliono far trascendere un letteratura porno. E dove il destreggiarsi col porno pur non scadendo nel porno è troppo difficile per autori con altro ritmo e differente respiro narrativo.  

L’autore rappresenta invece molto bene il mondo di finzioni, come in effetti è il mondo reale nelle interazioni interpersonali accessorie, dove tutti parlano e si atteggiano mentre a nessuno ne importa nulla di nulla, se non dei propri bisogni primordiali spesso difficili a lasciar scorrere, essendo i singoli oppressi dalle consuetudini e stereotipi sociali, luoghi comuni socialmente assimilati ed interiorizzati, bisogni primordiali spesso inespressi ed irrealizzati dei quali resta tuttavia il disagio insopprimibile. 

I personaggi e le storie, sempre una scusa per esprime delle sensazioni e dei concetti, sono ben congegnati. Il libro si conclude senza conclusioni, colla vita che continua, aperta, per quello che può essere dei dettagli secondari delle esistenze.



Perrotta, T., Svaniti nel nulla, Edizioni e/o, Roma, Italy, 2012.