30 June 2014

Letter from Lhasa, number 349.
La Delfina Bizantina

Letter from Lhasa, number 349. La Delfina Bizantina
by Roberto Abraham Scaruffi

Busi, A., La Delfina Bizantina, Oscar Mondadori, Milano, Italy, 2000.
(Busi 2000).
Aldo Busi


Imbattutomi ne La Delfina Bizantina (1986), dopo Sodomie in corpo 11. Non viaggio, non sesso e scrittura (1988), e, successivamente, El especialista de Barcelona (2012), mi è venuto da esclamare: “Oh, quando A.Busi sapeva scrivere!”

Qualunque ne sia la ragione (libro riscritto da un curatore, o da un certo curatore, od altra) il testo è meno ostico, o così mi è apparso, dei due citati, meno contorto, appena più scorrevole, pur nella complessità anche psicologica della scrittura dell’autore e perfino con una qualche trama che appare senza sforzo al lettore.

Resta un uso ‘strano’, errato, dei congiuntivi, in qualche parte del testo, ma può essere che sia intenzionale, un crogiolarsi in forme dialettali cui l’autore era uso nell’ambiente familiare o ad esso prossimo.

Questo è un libro di donne, ed anche di gay, forse come le e li vede l’autore o, semplicemente, un districarsi in quello più pensa gli sia noto per la solita sua scrittura spessa e ricca, per quel suo continuo parlare con sé stesso e comunicarlo agli altri, gli eventuali lettori.



Busi, A., La Delfina Bizantina, Oscar Mondadori, Milano, Italy, 2000. 

10 June 2014

Letter from Lhasa, number 348.
Come Fossi Solo

Letter from Lhasa, number 348. Come Fossi Solo
by Roberto Abraham Scaruffi

Magini, M., Come fossi solo, Giunti Editore, Italy, 2014.
(Magini 2014).
Marco Magini


Il libro è scritto veramente bene ed è di assoluta precisione storica, almeno per quello della storia viene lasciato vedere. Ricostruisce benissimo sia i preliminari che l’esecuzione, nell’ottica dei protagonisti, della strage serba di Srebrenica contro i musulmani. Assolutamente precisa e di grande sapienza la ricostruzione delle dinamiche psicologiche dei protagonisti. Dall’impotenza delle vittime e di coloro dovrebbero proteggerle, all’arroganza di chi sa di essere coperto, alla tragedie esistenziali di coloro, in varie posizioni ed in varie gradazioni, non vorrebbero fare quello sono di fatto obbligati a fare ed in genere fanno.

Vi sono sempre quelli che eccedono come quelli che non vorrebbero e, talvolta, proprio rifiutano. V’è pure la massa che se ne frega. 

Le forze militari ONU vengono intimidite, affrontate e sopraffatte tanto hanno l’ordine di non sparare, ordine che non viene mai revocato, e di lasciar fare. L’unico morto tra le truppe olandesi è, lì, ad opera dei musulmani che vivono con ansia la progressiva sopraffazione e ritirata del contingente di [finta] protezione. Disperati, tirano su una piccola unità in ritirata e ne resta ucciso uno di coloro che dovevano (in teoria, solo in teoria) proteggerli dal massacro serbo. I serbi, invece, vanno sul sicuro.

E proprio qui, non è una critica all’autore essendo la cosa al di fuori della sua narrazione e magari della sua esperienza euristica, che i conti non tornano. Qualcuno, dall’Impero, vuole e copre il massacro serbo di Srebrenica contro i musulmani. L’Intelligence inglese ed americana sanno, incitano, coprono. Le truppe ONU si ritirano e lasciano totale mano libera. Benevolenza serba, e dei loro pupari anglo-americani, che non ammazzino, in massa, pure le donne. Le violentano. Occasionalmente ne ammazzano. Il massacro in massa è contro i maschi, bimbi non esclusi.

Gli anglo-americani, con tipiche tecniche di Polizia Segreta, vogliono il massacro di Srebrenica. Poi, quando il fattaccio viene fuori, e lo fanno venir fuori, lo accollano ai soli serbi, tuttavia variamente coperti visto che, alla fin fine, quasi nessuno paga. Sì, la Storia va così. Poi raccontano quello che fa comodo e come fa comodo.

È la solita logica malata degli Stati e degli Imperi. Gli anglo-americani sostengono i musulmani ma pure quelli contro di loro, i cosiddetti cristiani. Beh, quando vuoi guerre, devi fabbricare amici e nemici, nemici ed amici. Chi siano non conta. I momenti si succedono, amicizie ed inimicizie pure. L’importante è il risultato, conflitti e guerre. È quello fanno. 



Magini, M., Come fossi solo, Giunti Editore, Italy, 2014. 

Letter from Lhasa, number 347.
Gabriel García Márquez - Del Amor y otros Demonios

Letter from Lhasa, number 347. Gabriel García Márquez - Del Amor y otros Demonios
by Roberto Abraham Scaruffi

García Márquez, G., Del Amor y otros Demonios, Editorial Sudamericana, Buenos Aires, Argentina, 1994.
(García Márquez 1994).
Gabriel García Márquez


Gabriel García Márquez è un tranquillo scrittore conservatore che ha avuto l’abilità di farsi accreditare nel mondo letterario dai circuiti considerati di sinistra. Essendo Cuba terra di puttane e di puttani (non differentemente da tutta l’America cosiddetta latina - sottosviluppo e povertà non rendono migliori!), e restata tale col colpo di Stato castrista, finanziato da oligarchie anglo-americane, non ha avuto difficoltà a farsi ‘amico’ dei  Castro. 

Il suo incedere letterario è tradizionalissimo rispettando tutte le regole della grammatica e della sintassi. Egualmente lo sono i suoi temi che non escono dagli stereotipi correnti. La sua narrazione è avvincente ma non si avventura mai su terreni eretici. 

Nella sua opera, qui commentata, si trova ottimamente riflessa la decadenza delle oligarchie nell’area ispanica che è la decadenza delle basi stesse dell’Impero spagnolo e della Spagna. L’autore si muove ottimamente anche a livello psico-sociologico. Si veda l’affermazione che la menzogna di fronte al potere era una difesa elementare degli schiavi e di coloro che con essi si identificavano, come era il caso della figlia del marchese, di Sierva María, la protagonista del racconto.

Oggi (beh questo non c’entra col suo racconto, e lui non lo dice),  post-schiavi, del tutto privati della loro identità culturale originaria, mentono tra di loro mentre sono del tutto sinceri di fronte al potere ed ai poteri di cui sono squallidi lecchini. Sottosviluppi e povertà non rendono migliori. Anzi peggiorano gli umanoidi col succedersi delle generazioni.    

In questo racconto, l’autore si sofferma sul magico e sul mistero ma mai oltre l’accettabile dal cattolicesimo e dal potere, né da quello che poi si riduce ai lati sconosciuti di altre culture come l’africana, inevitabilmente importate cogli schiavi, prima di essere distrutte con l’assimilazione culturale degli schiavi stessi. 

Abrenuncio de Sa Pereira Cao, il medico ebreo, o marrano, viene presentato come il migliore della categoria medica locale, oltre che coltissimo, e, nel contempo, come vanitoso, chiacchierone ed omosessuale (sebbene, sembrerebbe, solo spiritualmente,o come stereotipo dell’autore, visto che non se ne hanno indizi dai suoi comportamenti riportati od accennati nel libro).

Ne emerge una Chiesa che si fa tutrice dell’ordine sociale intromettendosi nella vita, nella malattia e nella morte. L’autore rappresenta il solito contrasto tra preti e suore. Alla fine, la Chiesa è solo una federazione di tante entità differenti e che lo restano, pur nell’unità conclamata.

Altro protagonista della storia si rivela padre Cayetano Delaura, il promettente uomo di fiducia del vescovo, don Toribio de Cáceres y Virtudes, che si innamora della ragazzina, ne è infine ricambiato, e si danna, nel senso che si rovina la in-appparenza-inarrestabile carriera di intellettuale della Chiesa con cui non può o non osa rompere. Del resto, in un mondo dove la Chiesa è tutto o quasi, non è che fosse o sarebbe stato facile, né forse neppure possibile.

L’autore si mantiene comunque sul magico possibile, sia esso il demonio cattolico o dell’Africa nera, od il buon senso ecumenico del medico ebreo o marrano, o semplicemente gli accadimenti che non possono essere spiegati se non appunto come anomalie rispetto a qualunque materialismo terrestre.

La ragazzina, del resto cresciuta in un ambiente del tutto sconquassato, crea i suoi propri demoni e la rabbia del morso del cane malato non la ha risparmiata, forse, anche se si manifesta in modo differente da altri casi di contagio. Oppure non aveva nulla e muore infine per altre cause, perché chi dice di curarla (i vari praticoni da cui la porta il padre dopo che il medico ebreo gli ha detto che si deve solo aspettare) la infetta e la suggestiona di dover essere irrimediabilmente malata, lì pur nello spirito, e le produce malattia e morte.   

La solidarietà che si crea tra Abrenuncio e Cayetano Delaura, due che si credevano irrimediabilmente opposti e nemici, è tipica, o così si vorrebbe o vorrebbe l’autore, di quando intellettuali puri si incontrino e si parlino e dunque scoprano che le differenze supposte erano solo vano pregiudizio.

Il vescovo percepisce il turbamento esistenziale al contatto con la ragazzina ed il tradimento relativamente alle logiche malate dell’Inquisizione di Cayetano Delaura, se ne sente personalmente tradito, lo allontana da sé e ne tronca la carriera promettente. Un burocrate della Chiesa non poteva fare altrimenti. Se mancano le fobie, crolla tutta la costruzione.

V’è pure la rappresentazione di un Impero debole come lo spagnolo che deve lasciare al suo braccio spirituale una larga autonomia di cui ovviamente esso abusa. Le burocrazie che seguono solo loro logiche servono solo sé stesse, ed il potere (quello che realmente sia - lì la decadenza ispanica), pur a carico di tutti. Un eccessivo decentramento, sugli aspetti davvero contino, è tipico di regimi sottosviluppisti. È il caso dell’Impero ispanico.

Gabriel García Márquez ha capito il segreto del successo e lo ha messo in pratica. Oltre al saper scrivere (ma chissà quanti che scrivono pure meglio che fine hanno fatto in America Latina e nel mondo!), servire l’Impero sotto vesti di sinistra, ‘contro’, anziché, direttamente ed immediatamente, le sottosviluppiste e predatorie oligarchie locali. Rende.



García Márquez, G., Del Amor y otros Demonios, Editorial Sudamericana, Buenos Aires, Argentina, 1994. 

17 May 2014

Letter from Lhasa, number 346.
L'uomo che sussurra ai potenti

Letter from Lhasa, number 346. L'uomo che sussurra ai potenti
by Roberto Abraham Scaruffi

Bisignani, L., and P. Madron, L'uomo che sussurra ai potenti. Trent’anni di potere in Italia tra miserie, splendori e trame mai confessate, Chiarelettere, Milano, Italy, 2013.
(Bisignani 2013).
Luigi Bisignani,
Paolo Madron


Siamo qui nel sottobosco del potere, che è poi il potere stesso, come esso funzioni realmente. Specificamente, con Bisignani, ci troviamo nel sottobosco del potere e nel potere andreottiano.

Bisignani banalizza tutto all’andreottiana che è poi una tecnica per tacere responsabilità personali del vari protagonisti. Viene suggerito che tutto vada come vada perché così non poteva non essere. A volte può essere vero, ma solo ai livelli bassi. In genere, vi sono precise scelte, o non scelte che è egualmente una scelta, personali, di individui in carne ed ossa.

Di certo vero che Andreotti non avesse alcuna visione, non almeno come progetto generale. Era lui quello che raccontava che se si fa un vestito per un gobbo, esso debba essere colla gobba. La sua strategia era il suo potere personale adattandosi al contesto dato. Il potere, il governo, sono il potere esercitato tramite le polizie segrete, che è poi, in genere, di fatto, potere di delinquere per il puro gusto di delinquere. Questo erano Andreotti e l’andreottismo, non certo differenti dal togliattian-berlinguerismo, né da altri.

Bisignani ridicolizza il ruolo di Mediobanca, la corruzione delle oligarchie prostituite del nord, per sfumare quello dell’andreottismo, cioè della corruzione burocratica romana. Ad essa corrispondeva la corruzione delle oligarchie della cosiddetta Galassia del Nord. Al padrino mafioso Cuccia, direttamente investito dall’Impero, corrispondevano i padrini mafiosi della DC e cespugli che uscivano dal di-fatto-compromesso Alleati-Vaticano-StatoItalico. Un padrino istituzionale decisivo, ad un certo punto e fino al golpe di Capaci, ma pure dopo di esso, visto che l’operazione-ForzaItalia non se la inventa S.Berlusconi, è G.Andreotti.

L’autore si sofferma su Cuccia e, specificatamente, quando, col solito Gianni Agnelli come prosseneta, distrugge il gruppo Ferruzzi, con smembramento e distruzione di attività. Il tutto con la solita Procura di Milano che cura l’assalto militare-giudiziario. Il tutto si svolge secondo lo stile mafioso di Enrico Cuccia che è subentrato alla macchina in corsa lanciata da G.Andreotti quando cerca, è sicuro, sicurissimo, di divenire Presidente della Repubblica con le sue Polizie Segrete CC che variamente delinquono per il suo progetto del momento. La Grande Purga 1992-93, con Procure annesse, la lancia G.Andreotti. Colpisce la sua stessa corrente [dall’assassinio di Lima ai colpi giudiziari agli altri] perché, ormai, non ne ha più bisogno.

Andreotti sa che ormai l’Impero ha deciso per la dittatura quirinalizia ed al Quirinale vuole esserci lui. A Capaci, Mediobanca e l’Impero lo stoppano. A quel punto le sue Polizie Segrete reagiscono, su suo ordine, con l’arresto di Riina e con lo stragismo del 1993 che fanno realizzare agli stessi riiniani lasciati in circolazione, debitamente eterodiretti, manipolati. Intanto, inducono Berlusconi, con Dell’Utri ed i suoi altri prossimi, a creare FI. No, tutto questo Bisignani non può dirlo. Resta tutto in sottofondo.  

Dal libro emerge tuttavia la conferma indiretta che Berlusconi è interdetto [solo gli anglo-americani possono averlo interdetto, tramite la dittatura Quirinale-Mediobanca] dall’occuparsi di Servizi. Insomma, è interdetto dal governare. S’arrabattano Gianni Letta e gli altri andreottiani, per cui Berlusconi mette la faccia, pur in regime di dittatura Quirinale-Mediobanca.

Assistiamo ad un Giulio Andreotti che scatenò le sue Polizie Segrete CC e la sua Procura di Milano contro il PSI di Craxi e tutto il sistema politico che finge di non saperne nulla, anzi non sa nulla [si è convinto di non saperne nulla - tipico delle operazioni di Polizia Segreta e dei personaggi istituzionali le ordinano, come dei loro fantaccini sul campo] di quello che sta succedendo, e Bisignani che gli crede o così finge quando riporta la cosa!!!

Le Polizie Segrete ‘giudiziarie’, cioè CC, manipolano i media col ricatto. Emblematico che siano state fatte uscire le intercettazioni di conversazioni tra Bisignani ed altri ma non quelle tra lo stesso ed il suo amico Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera che viene fatto scatenare contro Bisignani e la cosiddetta P4, uno dei tanti colpi lanciati dal blocco Quirinale-Mediobanca contro il blocco andreottiano. Va anche detto che, ad ogni modo, il Corriere della Sera è una delle gazzette delle Polizie Segrete CC quirinalizie.

Come tutti i libri, le testimonianze, su queste vicende, uno capisce quello che può sulla base di quello già conosce ed aggiunge nuove conoscenze sulla stessa base.



Bisignani, L., and P. Madron, L'uomo che sussurra ai potenti. Trent’anni di potere in Italia tra miserie, splendori e trame mai confessate, Chiarelettere, Milano, Italy, 2013. 

09 May 2014

Letter from Lhasa, number 345.
Operazione Grifone

Letter from Lhasa, number 345. Operazione Grifone
by Roberto Abraham Scaruffi

Nordio, C., Operazione Grifone, Mondadori, Milano, Italy, 2014.
(Nordio 2014).
Carlo Nordio


Qui siamo tra il romanzo storico e la storia possibile, dunque su eventi reali, ed in parte possibili, e con personaggi in gran parte reali, presentata in forma romanzata. La storia è quasi tutta vera, dice l’autore, che aggiunge che la parte non documentata è altamente verosimile.

Può essere il modo migliore, o uno dei modi migliori, di fare storia. Con una riserva che evidenzio alla fine, sul caso specifico. Direi dunque che ciò l’autore enuncia è possibile più che verosimile. Anzi, logicamente non tiene. Tuttavia è possibile. Dunque potrebbe essere tutto vero.   

Il modo migliore di scrivere di storia, alla larga dagli pseudo storici castrati dall’accademia del sistema, è distinguere il verosimile ed il consistente dal semplicemente possibile. Nordio va appena oltre. Godiamoci comunque il suo eccellente lavoro letterario, o storico-letterario. 

La storia solo sui documenti, su quelli non censurati o non spariti, si riduce, molto spesso, a quello conviene far vedere e dire, o a quello ti vogliono far vedere, dire, pensare. La storia spesso venduta come solo sui documenti si riduce a quello viene accettato, cioè voluto dal potere. Sono davvero pochissimi, ed in genere perseguitati o silenziati, gli storici che si basino sull’accertato anziché sul conveniente, sul comandato dal potere.

Una tecnica possibile di fare storia è ricorrere alla narrazione. C’è chi usa questo metodo per inventare, per cui si ricade in quello gradito al potere e presentato pure in forma leggera, magari ancora più gradevole, nella forma, dei ‘mattoni’ da manuali scolastici. C’è chi lo usa invece per andare oltre la presentazione formale e calarsi meglio nei protagonisti che sono poi coloro fanno vivere la storia. Tralasciamo la questione di chi poi faccia davvero la storia, se mai qualcuno la faccia davvero.

Vediamo cosa ne cavi l’autore dal fare lo storico con lo spirito, col genio, dell’autore, del letterato, di chi voglia vedere oltre, di più, meglio, più a fondo ed in dettaglio.

Operazione Grifone è una operazione speciale dietro le linee, o oltre le linee (dipende dalla prospettiva ottica), condotta con logica di guerriglia/terroristica, realizzata dai tedeschi quando gli Alleati sono già sul suolo francese ed avanzano, o tentano di avanzare, verso la Germania, anzi vi hanno già messo piede. Geniale, ma quando poi le armate tedesche sono paralizzate o tarpate, per esempio dall’insufficienza dei carburanti, serve solo a ritardare, o tentare di ritardare, la sconfitta inevitabile. Il mito delle “armi segrete” è quello che è: propaganda. Pure gli anglo americani lavoravano ad “armi segrete” ed utilizzando pure intelligenze ebraiche di cui la Germania si era invece voluta privare.

A.Hitler, con la stessa invenzione del nazismo, è un’operazione del blocco militarista tedesco con appoggio anglo-americano. Un attore visionario trovato e manipolato dall’Intelligence militare tedesca, con cooperazione inglese, se ne rendano sempre conto o meno in Germania tutti coloro avrebbero dovuto sapere. La Germania (cioè le oligarchie la controllano: militari, burocratiche, private) si illude di poter uscire dalla sconfitta bellica, non drammatica in realtà, col riarmo, mentre gli inglesi hanno bisogno di un’altra guerra per distruggere una Germania che non sono riusciti a liquidare con la troppo corta, e di fatto non risolutiva, IGM. Il militarismo tedesco fa solo il gioco degli inglesi.

Gli inglesi se la giocano decisamente meglio, anzi ottimamente per quelli sono i loro obiettivi [in ogni continente vanno all’assalto della potenza principale del momento – le creano, le distruggono, le creano e le distruggono per annichilire tutto e tutti, il resto del mondo, “il nemico”, per loro], perché incaprettano la Germania in una guerra totale per cui non è preparata, mentre hanno pure riarmato le Russie con “l’industrializzazione forzata”, una banale economia di guerra permanente col miraggio di occupare tutta l’Europa, e non solo, per ripagarsi, o illudersi di ripagarsi, da decenni di lavori forzati e terrore.

Un destino curioso, per quanto poi succedano sempre tali intoppi nella storia reale, quello del colpo di Stato bolscevico, montato dalla Germania e che finisce per creare un regime che si rivolge nuovamente verso gli alleati della IGM e contro la Germania aveva creato il nuovo potere ‘comunista’. Tanto per isterizzare ed indebolire l’effimero riarmo tedesco, ecco che  viene inventata, con cooperazione sionista statunitense e con gradimento inglese, la persecuzione contro gli ebrei. Ciò indebolisce anche le scienze, il progresso tecnologico, dunque la stessa possibilità di poter mai vincere la corsa per le “armi segrete”.     

No, l’autore, per quanto coltissimo su ciò tratta, non può fornire il quadro generale della sua storia, o non nei termini noi qui abbiamo rapidissimamente tratteggiato. Altri ‘romanzieri’ hanno forse usato una chiave interpretativa generale simile a quella cui abbiamo qui alluso ma per una soluzione più romanzata che per una specie di storia-verità che è quel l’autore vuole qui rappresentare e rappresenta su un episodio, o supposto tale, specifico. Lui dà ingredienti più riavvicinati. ...La via verso la sconfitta, pur con una Germania che si difende egregiamente, il miraggio delle armi segrete ma per cui occorre qualche tempo (un anno, ci dice), un’operazione devastante oltre le linee per rimediare alla debolezza strategica tedesca e guadagnare questo anno necessario per poi vincere grazie alla tecnologia. La cosa è un po’ fantasiosa, da parte tedesca, coi russi che avanzano di fatto inarrestabili. E l’autore è anche abile, nel racconto, a rappresentare la tipica disorganizzazione tedesca, la burocratizzazione ed i formalismi inutili, che non riesce a competere con l’efficienza inglese focalizzata sui risultati. Disciplinati ma disorganizzati, e pure un po’ infantili, colle gratificazioni di essere poi personalmente ringraziati e medagliati dal Führer, il papà indiscusso ed indiscutibile, almeno per le vaste plebi.  

L’eccellenza inglese nel campo delle operazioni speciali, ed anche negli altri, contro il semplicismo statunitense è ben enfatizzato. Gli anglo-americani sono rappresentati umanamente in chiave decisamente più positiva dei tedeschi, per quanto a scavare, cioè a leggere con attenzione e spirito critico, si possa notare una ricerca dell’autore su questo punto. O è solo timidezza euristica ed altra. Non è né rozzo né un semplicista. Evidenzia la maggiore spietatezza dei servi, dei collaborazionisti, rispetto a quella delle potenze imperiali. Anche i vari personaggi, i protagonisti storici, sono rappresentati con grande realismo, con vera precisione storica che denota un vivido interesse ed anche un’eccellente documentazione su quello sta riportando.

Emerge anche una certa gentilezza, una decisa timidezza, da parte dell’autore, perché rappresenta tutto in chiave non tropo negativa per nessuno. A volerla buttare lì, non è importante, sembra di avere a che fare con un nazi ma pieno di ossequio per chi abbia poi vinto la guerra ed è diventato il padrone anche d’Italiozia, oltre che della stessa Germania.  

L’Operazione Greif era estremamente semplice, anche se poi l’inferiorità strategica difficilmente viene rovesciata da “armi segrete” e da “operazioni speciali”. Tra l’altro, gli USA avevano organizzato una vera catena di montaggio per arrivare alla bomba atomica, mentre i tedeschi rantolavano e pure tra i dogmi di parti di scienza auto-proibitisi perché etichettati come “scienza ebraica”. Le operazioni speciali sono utile complemento dell’eccellenza generale e generalizzata. Di per sé non la sostituiscono. Con l’Operazione Greif sarebbe stato paralizzato (un 48 ore nelle intenzioni o previsioni tedesche) il comando Alleato, liquidando Eisenhower, mentre l’esercito tedesco all’offensiva riarrivava al mare, ad Anversa, almeno secondo i piani.

Quando vi fosse arrivato, e avesse dunque seminato un qualche disordine nelle forze alleate, sarebbe stato per questo rovesciato il corso della guerra? Ah, già, i tedeschi avrebbero guadagnato qualche tempo per le “armi segrete”, ma solo a ovest, non ad est, per cui alla fine avrebbero solo favorito i russi. Beh, speravano che, battuti gli anglo-americani con quell’offensiva (l’offensiva delle Ardenne di fine 1944), questi avrebbero pure fermato i russi. A.Hilter, e con lui tutti quelli attorno a lui, non aveva capito i termini della questione.

Avrebbero comunque fatto a tempo, i tedeschi, anche se, magicamente, un colpo a ovest avesse mai arrestato pure gli altri due fronti, quello italico-mediterraneo e quello orientale? ...Una guerra vinta di scienza e di tecnologia, per quanto non è che gli inglesi, e neppure gli americani, si facessero superare in campo scientifico e tecnologico da una Germania pur con vette di eccellenza. E, in più, gli Alleati avevano la forza produttiva statunitense e l’ampiezza mondiale dell’Impero Britannico. Inoltre, i russi premevano dall’altro lato, disorganizzati ed inferiori da tutti i punti di vista, quantità a parte, ma forti che ai tedeschi mancavano i carburanti, pure altre materie prime essenziali per gli armamenti, per cui non potevano usare appieno neppure la loro stessa aviazione. Infatti, i russi, alla fine, avanzavano ed avanzano, dopo le prime vittorie russe quando le FFAA tedesche, dopo la prima e prodigiosa avanzata (le truppe russe erano in trasporto verso il fronte - i tedeschi avevano prevenuto di una decina di giorni, o di qualche settimana un’offensiva generalizzata sovietica che puntava ad occupare tutta l’Europa centrale ed occidentale), erano state disfatte dalla banale mancanza di lubrificanti, ed anche indumenti, per bassissime temperature. Emblematico il caso di Stalingrado. I tedeschi avevano dimenticato gli accessori, i lubrificanti in primo luogo, per le bassissime temperature per cui i loro mezzi si bloccavano. Poi, quando ormai sono sulla difensiva, sarà la carenza di carburanti a non permettere il pieno dispiegamento delle loro forze. Tralasciamo pure la dispersione delle forze causata dal fardello italico. Con l’Italia neutrale, la Germania sarebbe stata ben più forte, con FFAA più concentrate, con fronti ridotti. La partecipazione italica alla guerra, come loro alleato (ma che tenta di fare pure di testa propria andando di disastro in disastro per cui dovrà sempre chiamare i tedeschi in supporto), produrrà solo danni ai tedeschi, del tutto impreparati per una guerra totale nella quale si fanno idiotamente trascinare dal genio strategico inglese.   

Nella ricostruzione di Nordio, Eisenhower viene salvato ad operazione già in corso e pressoché riuscita solo perché viene rapito invece di essere subito ammazzato. Lo avessero ammazzato subito, invece che seguire l’ordine primario di rapirlo se possibile, per poi trasportarlo in Germania, non avrebbe potuto dare gli ordini per arginare l’offensiva tedesca appena iniziata. Anche ciò si fosse verificato, non sarebbero certo state rovesciate le sorti della guerra che ormai si avviava alla conclusione con l’occupazione alleata della Germania.   

Il libro ben evidenzia come, quando si sappia ormai di perdere, molti si preoccupino solo di salvare se stessi. Questo, alla fine, non incide su questa specifica operazione, almeno come Nordio la rappresenta. Fallisce solo per l’ordine di rapire Eisenhower, e solo se ciò non è possibile di ucciderlo. Nordio presenta un’avventurosa ricostruzione, od ipotesi. Quando Eisenhower è in pratica già rapito, il tutto viene scompigliato da due agenti alleati che piombano coll’auto sulla squadra tedesca che ormai dovrebbe solo sganciarsi con Eisenhower da caricarsi sull’ambulanza predisposta per la fuga.

Siccome, se quello Nordio narra è davvero successo, è tutto stato tenuto segreto, segretissimo, per qualche insensata ragion di Stato, per qualche paranoia di regime, l’autore avrebbe anche potuto essersi spinto troppo in là raccontandoci un episodio mai verificatosi, o non in quei termini. Al contrario, potrebbe pure avere ben rappresentato qualcosa che si è voluto, senza serie ragioni, coprire col silenzio. Oppure l’operazione è stata fermata o si è fermata prima, per cui qui è rappresentato solo quello che sarebbe potuto succedere.

In effetti, come si può subordinare il successo di un’offensiva al contemporaneo rapimento od assassinio del comandante in capo della parte avversa, evento per nulla certo? O si attende la conferma del successo dell’operazione speciale, prima di iniziare l’offensiva, oppure si deve essere realmente certi che una molteplicità di operazioni speciali, e magari anche altre (un bombardamento), garantisca l’eliminazione del capo del fronte avverso. Ma anche lì, di fronte ad un’offensiva tedesca, gli anglo-americani sarebbero davvero restati senza un capo unico, prima di intervenire per contrastarla? Eisenhower era davvero insostituibile? Bastava uno sbandamento di un paio di giorni dei comandi avversi per garantire il successo della propria offensiva? L’unico successo vero, ma egualmente effimero perché su un solo fronte, sarebbe stato la liquidazione delle forze angloamericane che, dalla Normandia, avevano occupato la Francia, il Belgio e l’Olanda. Ma anche ciò non avrebbe cambiato le sorti della guerra. E neppure, di molto, i tempi della sconfitta tedesca.

O l’autore è andato troppo oltre, od ha comunque rappresentato un possibile scenario, oppure la follia tedesca, od almeno quella del suo capo sopravvissuto al tentato golpe militare del 20 luglio 1944, era davvero all’eccesso. Sebbene, alla fin fine, di fronte alla sconfitta inevitabile, sia anche naturale giocarsi il tutto e per tutto e soprattutto dove e quando possibile. Che è in effetti quello viene fatto coll’offensiva delle Ardenne. Del resto, quando il nemico è disposto ad accettare solo la resa incondizionata, lo si colpisce quando possibile anche se la propria sconfitta è pressoché inevitabile. L’errore terribile dello Stato tedesco è stato quello di farsi trascinare nella guerra totale voluta dagli inglesi. Una volta incaprettati, ci si agita fino alla fine, per quanto avrebbe più senso cercare di slegarsi ma magari non è possibile. 

La dedica è una di quelle stravaganze tra ragioni commerciali e mitomanie, è che nulla aggiunge, né toglie, al pregio dell’opera letteraria e, forse, storica. 



Nordio, C., Operazione Grifone, Mondadori, Milano, Italy, 2014. 

08 May 2014

Letter from Lhasa, number 344.
El especialista de Barcelona

Letter from Lhasa, number 344. El especialista de Barcelona
by Roberto Abraham Scaruffi

Busi, A., El especialista de Barcelona, Dalai Editore, Milano, Italy, 2012.
(Busi 2012).
Busi Aldo


Per quanto non letterariamente rilevanti, le dediche iniziali fanno..., ...come dire in linguaggio elegante che..., che fanno..., sì, insomma, ...fanno pisciare. Dato che le dediche che possono eccitare qualcuno farebbero inevitabilmente pisciare qualche d’un altro, non è che le specifiche dediche facciano necessariamente pisciare tutti... In realtà, si potrebbe generalizzare che qualunque tipo di dedica, forse non solo le dediche a persone, faccia pisciare. Un autore serio che volesse mantenesi serio se le eviterebbe. Sono probabilmente un cedimento psicologico e culturale del Busi personaggio mediatico al Busi scrittore. 

È un’insicurezza caratteriale coprirsi dietro al lustro, o supposto tale, di altri. Gli adolescenti lo amano. Crogiolarsi in tali pratiche nella senilità non sembra scelta matura e saggia. Beh, Busi ha conservato l’irruenza di un bimbo ribelle, per quanto possa poi mai essere davvero ribelle un bimbo.... 

Esprimersi attraverso il prodotto-narrazione dovrebbe forse indurre ad estraniarsi da proclamazioni di fede immediate ed al di fuori del testo stesso, di qualunque genere esse siano. È comunque ancor più pericoloso affidarsi a personaggi correnti. A questo punto qualunque bandiera, personaggio o concetto, esterno alla narrazione stessa, lancia un messaggio magari inessenziale, e magari pure ingiustificato, rispetto all’intrinsecità dei contenuti un autore veicola o costruisce colla sua opera. Chessò, io autore potrei proclamarmi qualunque cosa, colla tecnica della appropriazione di contenuti di valore altrui, pur poi esprimendo contenuti intrinseci del tutto differenti. Un po’ è quello fa Busi. Meglio, ma anche più sicuro (da un punto di vista etico ed artistico, o scientifico), veicolare tutto attraverso la narrazione, nel momento in cui si fa lo scrittore, dunque si produce un pezzo letterario.       

Beh, ognuno fa poi quel che crede. Lui si schiera lì, con quelli lui cita, e lo fa con una dichiarazione di fede [non partitica nel senso corrente, e pure piuttosto eterogenea] affidata a ciò correntemente sono ritenuti i quattro citati, o tre di loro dato che del quarto viene usata una riflessione esistenziale apprezzabile o meno anche da chi non abbia una qualche conoscenza od opinione dell’opera ed autore da cui essa è tratta. Un’alternativa all’omissione avrebbe potuto essere un ‘subdolo’, ma pure ben più sostanziale, inserimento nella narrazione. In fondo, uno scrittore, nel momento in cui è tale, parla attraverso i suoi scritti. Lui sente il bisogno delle bandiere fuori dall’uscio. Un ‘fascista’ [tale lo definirebbero i compagnuzzi sulla sola base di ciò e di come scrive Busi] che deve fare l’inchino, o qualche inchino, a sinistra, o a quella viene ritenuta la sinistra inventata, o fatta inventare, dagli inglesi, a Salerno, nel 1944, dal loro Palmiro Togliatti, per la loro Italiozia in via d’occupazione.

A parte questa divagazione iniziale (quattro immagini di pochissime o poche parole uno potrebbe anche non notare - beh, anche le bandiere fuori da un edificio qualcuno potrebbe non notarle, a parte chi del mestiere o dei mestieri di mettere il naso nella coscienza altrui), se non altro l’autore ti porta subito nel discorso, in un qualche discorso che comincia a snocciolarti sotto il naso, negli occhi e nella mente. Anche quando tenti di attardarsi in descrizioni barocche, una benefica logorrea prende subito il sopravvento e con essa ti sommerge.

Si è vero, la soluzione sta dentro di te ed in quello che tu fai, non nella retorica della crisi, del “se c’è la crisi, io che posso fare?”. ...C’è sempre la crisi, secondo le propagande ufficiali, secondo i media, d’Italiozia... Appunto, non è vero e lui te lo dice. Tu sei tu, ed inizia dunque da te, anziché buttarti via ulteriormente! Busi è un individualista e lo conclama in continuazione. Non ti imbroglia coi collettivismi per cui la soluzione starebbe sempre altrove, cioè da nessuna parte. Le masse non hanno mai risolto alcun problema, a parte per gli imbroglioni o gli affaristi sappiano e vogliano manipolarle. 

Il richiamo a Joseph Marie de Maistre indica [forse... ...andrebbe esaminato e riesaminato quel che Busi snocciola sul personaggio, ed anche così non se ne caverebbe nulla, data l’ambiguità sulle sue vere intenzioni magari neppure vi sono!] un Busi che si muove fuori dalle convenzioni ipocrite e false, connettendosi alle permanenze storiche del mondo e delle cose. In effetti, si dice e ridice, si dicono e ridicono mille balle ‘democratiche’ e libertarie, ma il mondo è restato fermo alle subordinazione alle gerarchie di sempre, anche se ora con nome cambiato e tanta tantissima propaganda per mascherare che non è cambiato nulla nelle interazioni tra soggetti e classi, o categorie. Allo stesso tempo, citare de Maistre, forse per ridicolizzarlo, è pure esibire l’idiozia savoiarda di fatto nobilitandola. No, de Maistre non è “la reazione”. È solo non pensiero. Un ometto di regime che ha scritto e che qualcuno ha pubblicato perché non avevano di meglio. Il che è tutto dire, sui domini dei Savoia, sui loro funzionari, sui loro intellettuali. Lo si compari, fosse mai possibile una qualche comparazione, con l’intellettualità inglese, dell’Inghilterra sceglie di rompere col sottosviluppo ed imboccare un corso sviluppista. Appunto... chissà perché il Busi lo tira fuori. Meglio di quelli che dovevano almeno nominare Gramsci per ingraziarsi un PCI che di gramsciano non ha mai avuto nulla. O conosce bene la materia, oppure casualmente si era imbattuto nel savoiardo e lo ha citato per imbastirci sopra un pezzetto della sua narrazione. Busi non è di quelli abbiano bisogno di nominare Gramsci. I tempi sono altri. E poi ha già messo sulla porta, o sul davanzale, pur dopo un’oligarca burmese tanto adorata dall’Impero (almeno in apparenza), un giudice della Corona ispanica, e prima di un sognatore anarco-libertario statunitense, un Ingroia. I gusti sono gusti. Anche i tempi. 

Nella sua scrittura torrenziale, Busi passa con naturalezza dello “specialista di Barcellona” (che è un professore universitario specialista di madrigali portoghesi, di una sessantina d’anni, che l’autore disprezzava e ne era incomprensibilmente, dice, ricambiato, in procinto di sposarsi con un giovanotto di 28 perché questi potesse subentragli, un giorno, nel vantaggioso contratto d’affitto dell’alloggio dove convivevano da sei anni) all’arte di pisciare per strada, nei giardino, contro od in prossimità degli alberi.

Sì, Busi decide, alla fine, masochisticamente di andare ad alloggiare da questi e convivente, anziché in albergo, per quel suo soggiorno a Barcellona. Gli costa ben di più, ma ciò è quello il Busi vuol fare e fa, far loro la domestica, la domestica-mamma ed a proprie spese ovviamente, visto che i padroni di casa sono piuttosto esigenti oltre che dei perfetti pezzi di merda. Dovrebbe essere una caldissima primavera del 2010, se sono riuscito a districarmi nelle sue tutt’altro che lineari torrenziali e divertenti elucubrazioni. La data non è comunque importante. Siamo ai giorni nostri, non decenni o secoli fa.

Scene da un matrimonio tra il suo specialista e la moglie anch’essa professore, anzi professora, d’università, di matematica, d’una decina d’anni più di lui. Lui che si scopre, o forse solo si disvela, gay e lei che non vuole il divorzio ma solo un appartamento più grande perché lì lui possa gayeggiare nella casa comune, coi due figli. Poi, accettato il divorzio, lei si procura uno ricchissimo di una ventina d’anni più vecchio di lei. Beh, le donne cercano la sicurezza, per quanto non è affatto detto che pure lo spirito maschile la disdegni. 

All’Especialista e famiglia aggiunge, come ulteriore protagonista del suo scritto, una vicina di casa, Hada Espejismo, la Fata della candeggina, con cui lui, l’autore, fraternizza. Tra donne... Anzi, tra donne ed aspiranti donne, come Busi si presenta nella sua relazione con la vicina di casa dell’Especialista.

E ci si trova in un’altra opera sociologico-filosofica dell’autore che fa costantemente lezione sul suo modo di vedere le cose, con la trama solo come pretesto per tali disquisizioni.

Stile eccessivo?! Quando l’autore fa un po’ il gradasso e lo fa vedere, è facile definire uno stile come eccessivo.

Più che aforismi e battute, per quanto abbondino, il suo è uno stile torrentizio senza l’italiano da maestrine ma, al contrario, sufficientemente libero come si confà a tal modo di scrivere. Beh, uno potrebbe scrivere denso pure secondi i canoni della grammatica e della sintassi. È questione di esserne capaci e di volerlo. Spesso si fa di necessità virtù. Quando uno si è fatto un nome, dunque è entrato od è stato fatto entrare nei giri commerciali, poi gli incensatori di vocazione o per interesse compaiono come i funghi dopo la pioggia.  

Il presente compulsivo della scrittura?! Beh, lo stile torrentizio tende ad essere presente, visto che ti scorre impetuoso sotto il naso, qualunque siano i tempi dei verbi.

Fondazione del punto di vista?! Perché, il punto di vista, necessita di essere fondato?

Scheletri luminosi del metalinguaggio? Metalinguaggio o proprio linguaggio come linguaggio oggetto definito attraverso la supposizione di una lingua italiana come metalinguaggio? Od il proprio linguaggio come metalinguaggio avente come linguaggio oggetto la propria visione del mondo? O, più banalmente, uno stile espositivo sufficientemente libero senza attenersi ai formalismi della lingua. Ciò che rende il tutto sia più ostico che più denso, o più denso ma meno scorrevole se non abbandonandosi ad una lettura torrentizia senza porsi troppi problemi di comprensione razionale nutrendosi invece dei suoni che si creano nella proprie mente che scorre le parole e le frasi del testo.

Lo stile messo in esercizio, o lo scrivente o scrittore che si diverte, sembra, con le stesse ambiguità escono dallo scrivere? Ma anche l’affermazione di un linguaggio espositivo costruito con parole ed espressioni che si sovrappongono e cozzano tra di loro, che non si riesce a superare o semplicemente non lo si vuole, non lo si vuole nel senso che proprio non l’autore non ci prova, non ci vuole provare o non riesce.

Alterità linguistica?! Giochetti di parole, battute, trasformati in letteratura. In effetti sono letteratura, essi stessi quando fatti testo scritto. Cosa è altro e cosa è identico quando si scrive? Quali linguaggi sono identici e quali altri?

Il ludo verbale?! È che magari non sa scrivere in altro modo. Si può fingere diletto perché manca la policromicità espressiva di un vero scrittore, sempre che esistano i “veri scrittori”. In Busi, l’immaturità espressiva è evidente. Non è costruita, come lo sarebbe in un “vero scrittore”. Ma alla fine uno scrive come sa, e viene apprezzato o meno su questa base, per quanto l’industria culturale segua proprie logiche ed imponga gli autori.

Realtà manipolate?! È la logica della scrittura crearsi le realtà si desiderano o si desidera rappresentare. La scrittura, come qualunque linguaggio, è manipolazione. Fa esistere quel che vuole per il solo fatto di raccontarlo, di dirlo.

Sociologo e filosofo ma non scrittore?! Quale è poi la differenza, salvo forzare le conoscenze nei cunicoli ristretti delle discipline formalizzate?

Modo di scrivere manierato?! Forse è l’autore ad esserlo, per cui si limita ad esprimere sé stesso con naturalezza. 

Pagliaccio delirante ed arrogante?! Che scrittore ‘serio’ non lo è?



Busi, A., El especialista de Barcelona, Dalai Editore, Milano, Italy, 2012. 

19 March 2014

Letter from Lhasa, number 343.
Forget Strategy. Get Results

Letter from Lhasa, number 343. Forget Strategy. Get Results
by Roberto Abraham Scaruffi

Tobin, M., Forget Strategy. Get Results. Radical Management Attitudes That Will Deliver Outstanding Success, Wiley, 2014.
(Tobin 2014).
Michael Tobin


This a book about thinking differently. One needs constantly rethinking the way one does what one does. You always operate in adverse waters. For success, you need to think differently and to find inventive solutions.

Even if some fear is normal and immanent, it is better to act as one were fearless, so to remove whatever fear. Usually, people fear what does not exist or what they do not know. So, appreciate the excitement and take the lesson from whatever situation. Danger is real while fear is a choice, a paralyzing choice. Consequently, it needs to be eliminated. 

The author presents his four freedoms for business.
1. The freedom to have a vision. A vision is better than a strategy. A strategy may even be absolutely useless and harmless. A vision is liberating and it is adaptive relatively to changing contexts.
2. The freedom to do things differently. “Best practice” creates patterns are ways for not solving problems, for replicating them. Innovative ways create and exploit new chances. 
3. The freedom that technology offers. Technology is now ubiquitous and assists those who know how to exploit it even only as simple users.
4. The freedom to trust your instincts and your staff.

Flexibility. Vision is flexible, while strategy is rigid and static. When you have nothing to prove anymore, and you are beyond the fear of being broken in front of other people, you are ready to absorb new ideas.

Facing unhappy situations, there are basically three options: love it, leave it, change it. There is also a fourth one, do nothing, although for one going on disliking one’s own situation be really not a great choice. Of course, in extreme cases, no one of this options works. In such a case, one has to pursue other, decidedly more difficult perhaps, options. It is quite different if the problems are inside you or they are stick on you from external omnipotent forces. In the former case, you are part of the problem[s]. In the latter, you have to deal with apparently unsolvable problems elsewhere created and made to appear as your problems. They are ‘yours’ only because they are made to happen to you while not really depending on you.      

Failure is part of life and of business. Anyway, don’t let you to be influenced by what other people think or seem to think. In addition, between success and failure there is a wide range of possibilities. Failure is not bad by itself. It is only bad the inability to learn from it. Don’t worry too much about mistakes if you can learn from them.

The fear of failure may be of some help but not when it paralyzes you. In such a case, it transforms from a normal and physiological anxiety into absolute paralysis, failure without even trying, or apparently trying although actually pursuing fiasco. 

The greatest successes come from the faith to take risk, more than from business skills.

The best way to sell a product is to sell yourself. Selling yourself is the beginning of everything.

Only faith drives you through difficult times, when everything seems lost. Faith in what? Faith... ...Just faith!

A vicious circle may be broken by extremely atypical means. Sometimes, it is just a question of fortune. When you act, fortune will assist you!

Use adverse experiences for creating and strengthening your fortitude.

In business, one needs to have fun from what one be doing.



Tobin, M., Forget Strategy. Get Results. Radical Management Attitudes That Will Deliver Outstanding Success, Wiley, 2014. 

15 March 2014

Letter from Lhasa, number 342.
Il Gattopardo immortale

Letter from Lhasa, number 342. Il Gattopardo immortale
by Roberto Abraham Scaruffi

Friedman, A., Ammazziamo il gattopardo, Rizzoli, Milano, Italy, 2014.
(Friedman 2014).
Alan Friedman


A.Friedman è un’affabilissima vecchia puttana, e la Rizzoli ancora di più, senza l’affabilissima, e ben peggio come maggior gruppo editoriale delle oligarchie finanziario-predatorie. Abile e brillante, come giornalista, dall’eloquio ricco di tratti vividi quanto inutili, non ha alcuna formazione, o se la ha non la mostra né la usa, su questioni di sviluppo e sottosviluppo. Neppure su banali questioni storiche, sembrerebbe.

A.Friedman non riesce neppure a dire che i garibaldini di Mazzini e dei Savoia erano terroristi organizzati dagli inglesi per una delle loro solite operazioni clandestine, terroristiche. Oggi le chiamano, quando sono su larga scala e finalizzate alla creazione di uno dei loro Stati o governi fantoccio, regime changes. Italiozia fa parte di questa categoria. Felicemente plurima, Londra decide che la penisola debba essere unita per poter essere usata per contenere Francia, Austria ed altri.

Non che si debba rifare la storia universale quando si scrive su qualcosa. Ma se si scrive su Italiozia [anche su qualunque altro soggetto], e delle dimensioni di un libro, si deve dire al lettore di che cosa si stia parlando. Non che A.Friedman non lo dica. Ben lo dice a chi abbia formazione e conoscenze per capirlo, cioè proprio a pochissimi: parla di un non-paese, di uno Stato, immaginario e con rappresentazione di background funzionalizzata ad un’operazione agitprop lui sta facendo col suo lavoro pubblicato dalla Rizzoli.

Per il brillante giornalista sono più affabulatorie le storie sui gattopardi. Omette che sono politiche imperiali, tipicamente di area anglofona. La fabbrica dei gattopardi è a Londra. Li ha ammazzati in patria per diffonderli, od alimentarli se già esistono, presso chi debba imperializzare. Gli inglesi, da tempo presenti in Sicilia, ne creano le mafie che poi usano per iniziare, da lì, lo sfondamento del Regno delle due Sicilie. Che i mille terroristi, sbarcati incolumi solo perché una nave inglese si piazza davanti ai cannoni borbonici, si moltiplichino solo perché le masse suddiche siano attratte dalla voce di G.Garibaldi è una leggenda per allocchi. Londra ha già contattato agrari ed altri per dire che nulla cambierà ma che si devono sottomettere ai Savoia e che altro non può essere. Ecco che, a quel punto, tutti aspettano le camice rosse scelte dall’Impero per lo sfondamento e mandano i picciotti ad ingrossarle. La storia poi si ripete. Quando occupano Italiozia dopo che hanno appiccicato i Savoia ad Hitler sicuri che il cancro italico avrebbe indebolito la già a loro inferiore Germania, la risottomettono colle mafie e coi garibaldini del loro PCI togliattiano mentre del Vaticano continuano a non fidarsi affatto. Torniamo al XIX secolo. Le più forti FFAA della penisola italica, le borboniche, cadono perché così deve essere. Non per ragioni strettamente militari. Chi combatte sapendo che comunque perderà perde comunque, in un modo o nell’altro. Perché così hanno deciso a Londra.  

La storia più recente, post-bellica, è quella che è, che deve essere. Governi che non possono e non vogliono. Non vogliono. Ma neppure possono. Ed ecco che la spesa pubblica diviene cronicamente fuori controllo.

Già dall’inizio dell’estate 2011, Napolitano voleva rimuovere Berlusconi. Sai che novità... A.Friedman vuole enfatizzare il colpo di Stato di G.Napolitano di Savoia del novembre 2011. Ma è solo uno dei tanti della dittatura Quirinale-Mediobanca instaurata il 23/05/1992 a Capaci. Non che prima procedesse tutto secondo le regole della democrazia formale. Vi erano golpe continui e da fonti differenti.

Se gli USA, tramite il loro A.Friedman, enfatizzano proprio e solo ora la dittatura quirinalizia è perché deve essere successo qualcosa con G.Napolitano. Sebbene lui faccia di tutto per eccellere in servilismo all’Impero, gli anglo-americani devono percepirlo come troppo vicino ai tedeschi, almeno su certe cose. L’ultimo dei Savoia (ottuso, formalista, maneggione ed inetto come i predecessori) si è erto a controllore delle macro-compatibilità contabili imposte dal nuovo Reich germanico, mentre gli USA vorrebbero un’iniezione inflazionistica per drogare il moribondo sistema italiotico.

I governi cercano di liberalizzare, più per moda voluta dall’Impero, per meglio sfasciare, che perché sappiano quello che stiano facendo. Ma quando sono vere liberalizzazioni contro corporazioni, queste impediscono di farlo. A.Friedman non dice nulla di nuovo né di innovativo sul punto.

Per la Camusso è evidente che per creare lavoro non si debba licenziare di più. Questo mostra che non capisce nulla di lavoro, tra tantissimi che non ne capiscono nulla. Non è un’attenuante anche perché non è per nulla detto che sia in buona fede, cosa infatti del tutto improbabile, per quanto spesso la malafede si coniughi con l’ignoranza. Magari mostra di non capire mentre capisce tutto ma, ciononostante, deve recitare la sua parte. Del resto, gli slogan banali e falsi seducono. Invece, è proprio licenziando di più che si crea lavoro. Ovviamente, questo è solo un aspetto della questione.

Sarebbe interessate sapere quello che costano i sindacalisti sul sistema economico e sociale, anche senza accanirsi a calcolare i rilevantissimi danni ulteriori producono con la loro presenza, danni che non c’entrano nulla colla tutela dei lavoratori che i sindacati non tutelano. Dunque incidono sulla produttività del lavoro e sulla competitività. Ovviamente anche questo è solo un aspetto. Sebbene sia poi la somma di tanti aspetti che crei inferiorità e superiorità, sfasci od eccellenze. 

Monti, a parte che il suo governo, pur pompatissimo da media, non ha fatto nulla di rilevante, soliti danni a parte, diviene un politicante così bruciandosi come Presidente della Repubblica. Quando le scelte sono apparentemente inspiegabili è perché è successo qualcosa. Verosimile che G.Napolitano di Savoia, politicante di lungo corso, lo abbia indotto o fatto indurre a bruciarsi. Lo ha illuso che avrebbe raccolto grandi consensi per cui si sarebbe garantito la sicura elezione al Quirinale. Invece lo ha così bruciato. Napolitano preparava la sua personale successione a sé stesso. Per cui ha usato Monti politicante per avere un parlamento con maggioranza non para-‘berlusconiana’ [andreottiana], oltre che per mettere fuori gioco Monti stesso, scelto dai poteri mondiali per il Quirinale. A parte questo ‘risultato’ [ci sarebbe stato un G.Letta al Quirinale invece di uno organico alla Mediobanca compradora come G.Napolitano di Savoia! – non una grande differenza, a fini pratici], Monti dà, sul suo ruolo politicantico, giustificazioni infantili e ridicole a A.Friedman.     

Giornalisti de che... A pagina 169, l’autore definisce “sparatoria con la polizia” [l’FBI], la polizia che spara ad uno arrestato, ammanettato, denudato e disarmato per ammazzarlo mentre definisce semplicemente “arrestato” uno, pur disarmato e verificato lo fosse, cui la polizia spara per ammazzarlo non riuscendovi. Cronache della guerra terrorista mondiale dichiarata dagli Imperi anglo-americani contro tutto e tutti, a seconda del luogo e del momento! Ma anche il livello etico e professionale di un A.Friedman. Davvero infimo.  

A.Friedman si accorge solo ora, col governo Napolitano-Monti e Napolitano-E.Letta di un Quirinale e di un G.Napolitano golpisti, di cui lui parla come di un Napolitano divenuto interventista. Il Quirinale è apertamente e permanentemente interventista dal e col 23 maggio 1992.

Anche A.Friedman sta facendo politica e non storia né giornalismo. Il Quirinale è apertamente e dittatorialmente golpista dal e col colpo di Stato di Capaci [23/05/1992, per mettere una data convenzionale – chiaramente se quel golpe chiave è possibile, è perché G.Spadolini, dal Quirinale, dà ordini eversivo-terroristi e viene obbedito]. Episodi golpisti del Quirinale sono precedenti. Si pensi al 1964, ma ve ne sono pure prima. Inoltre, per precisione storica, si deve sempre sottolineare che la dittatura quirinalizia subentra ai golpismi e terrorismi sia ‘andreottiani’ che cucciano-mediobancari ed anglo-americani; si vedano gli scontri anche istituzionali, per esempio tra la finanza ‘cattolica’ e la Mediobanca compradora. Napolitano è golpista dalla sua elezione a Presidente del Quirinale e del CSM.

Non è rilevante trovare una ragione delle balle politicantiche di un A.Friedman. Per quanto, volendo, non sia difficile. Gli USA, di fronte alla sfascio di Italiozia praticato dagli inglesi, che vogliono un Mediterraneo di Repubbliche Islamiche estremiste e lo sfascio dell’euro tedesco, e ben praticato ed impersonato dall’ultimo dei Savoia, G.Napolitano, sono spaventati da un’Italiozia che esca dalla mediocrità andreottian-berlingueriana, e poi post-tale, e semplicemente si dissolva con problemi di sicurezza, dunque, per le basi militari statunitensi. ... A.Friedman come FBI-CIA del giornalismo estero-d’Italiozia, di quelli vogliono un Monti-Pinochet... I britannici ‘ragionano’ di Germania e Russia, in Europa, gli USA di loro basi militari. Almeno per ora. Con la dronizzazione delle loro FFAA, cambieranno i termini della questione. Stanno già cambiando, in effetti. Ma il pensiero è sempre in ritardo sulla realtà materiale.        

A.Friedman dipinge sia S.Berlusconi che CDB come degli outsiders. Beh, il primo sceglie, o non trova di meglio che, le coperture di Craxi e Gelli-Andreotti, il secondo si pone al servizio delle oligarchie compradore, Agnelli-Cuccia. CDB si pone al servizio degli indistruttibili, non crea nulla di imprenditoriale, fa soldi a palate distruggendo. S.Berlusconi si fa proteggere da quelli che ha sottomano (il Craxi del vorrei ma non posso del sistema compradoro DC-PCI, Vaticano-Mediobanca, e l’Andreotti che ha sempre terrore dei monopoli e pure che possano resistere al suo potere) per creare nuove imprese in un settore nuovo e che cozzava col monopolio RAI. G.Letta è l’uomo delle Polizie Segrete CC andreottiane presso S.Berlusconi. CDB di E.Cuccia si muove negli apparati civili e militari come uomo dei SIS-CIA che non si fidano dell’andreottismo, “dei preti”.    

A.Friedman dice, allegoricamente, che, il 25 ottobre 2013 (quando lui intervista S.Berlusconi), G.Letta non c’è più. Per chi raccoglierà ora i voti S.Berlusconi, se il reale Presidente del Consiglio dei ‘suoi’ governi non c’è più? Le oligarchie andreottiane di G.Letta-Quirinale sono passate al Quirinale-E.Letta, ma i voti sono restati a S.Berlusconi? E che se ne fa? E le coperture, per quel che era possibile in regime di dittatura quirinalizia-mediobancaria, di Polizia Segreta dei CC andreottiani?

Dall’intervista con M.D’Alema si comprende chiaramente come questi non capisca nulla della storia d’Italia né, in generale, delle dinamiche sociologiche e politiche. Non che altri ne capiscano. È che neppure se ne preoccupano. Invece, M.D’Alema, un saccente, si è creato uno schemino di comodo, stile-PCI, come giustificazione per aver finto di governare senza governare e per aver fatto finta politica per non cambiare nulla. Solo per occupare seggiole. Per vanità personale. Del resto, è restato un parvenu ignorante che si esalta della vana considerazione di gente lui giudica ‘importante’. È di famiglia di voltagabbana arrivisti: il padre, già fascista estremista, divenne terrorista e massacratore comunista non appena fu chiaro ed ufficiale che la guerra era perduta. In casa, si tiene pile di libri, di puro arredamento, anche se poi preferisce le sue vigne. Come quando preferiva il suo panfilo mentre altri scrivevano libri che poi lui firmava come autore.

Davvero demolitorio, relativamente alla ‘cultura’ di M.D’Alema, quello che scrive A.Friedman [pp. 324-325]: “E lui mi rivolge un complimento che un po’ mi prende in contropiede, perché dichiara: «La leggo sull’“Herald” ogni giorno, e spesso sono d’accordo con quello che scrive». E io non so cosa dire: devo informare D’Alema che non scrivo per l’«International Herald Tribune» da circa dieci anni, dal 2003? No. Mi limito a un semplice «Grazie, tanto» e sorrido, saluto, salgo in macchina e parto.”

M.D’Alema non ha neppure capito che Prodi lo buttano giù, entrambe le volte, il Quirinale e Mediobanca. Chiaro che si siano sempre coperti dietro ometti. I poteri reali operano così. A.Friedman, che non è detto non abbia un qualche interesse a rappresentarlo come lo rappresenta [gli USA sono sempre più terrorizzati della sicurezza delle loro basi militari se Italiozia crolla], lo raffigura bene: esperto in retorica politichese ma che non capisce nulla di nulla.

Dalle risposte che dà, banali e da agitprop, e da quelle che non dà, si capisce che D’Alema pensa sempre ad un suo futuro politico ed istituzionale. Si dedica alle vigne, come prima ai panfili, perché proprio di leggere, studiare, scrivere non ha mai avuto la vocazione. Ma sta male lontano dai telegiornali, dall’avere le mani in pasta. Se è vero che Renzi lo manda per un altro quinquennio al Parlamento europeo, eccolo sistematolo per un altro po’! ...Dai loro posti, e ti eviti scissioni che comunque non andrebbero molto lontano. Il pecorone che votava PCI e sinistra-DC è come tutti gli altri: va con chi può dispensare favori senza preoccuparsi di bandiere ed altre vanità. 

A.Friedman, tutte le volte che vorrebbe farsi normativo, tace sull’essenziale che, verosimilmente, non comprende. Italiozia viene creata a Londra e da Londra, ed è del tutto priva di oligarchie sviluppiste. Per cui non può non essere quel che è, né non fare quel che fa, né fare ciò che ‘dovrebbe’. ...‘Dovrebbe’ per chi? Per la sicurezza delle basi militari USA? Per quello, le soluzioni per gli USA sono altre, non i vaneggi alla A.Friedman.

Nell’aria fritta di A.Friedman, la sua ‘ricetta’, i suoi dieci punti per la crescita, manca proprio l’elemento chiave che, da solo, risolverebbe molti problemi, troppi: il taglio drastico, magari di un 80%, della spesa pubblica. Impossibile?! Non fattibile?! Perché mancano oligarchie sviluppiste. Anche i dieci punti di A.Friedman sono impossibili, oltre ad esse delle belinate. Nessuno potrà mai realizzarli, neppure parzialmente. La questione è  che i dieci punti di A.Friedman sono aria fritta. Mentre se non si capisce che la spesa pubblica è la fonte di tutti i mali, e se non si agisce di conseguenza, lo sfascio inarrestabile non può che aggravarsi. È quello sta succedendo e continuerà a succedere.  

A.Friedman non comprende, o così mostra, le questioni istituzionali e la loro importanza decisiva anche rispetto alle questioni economiche. Perché lo Stato cresce sempre più, funziona sempre meno, e con sprechi, costi e danni che produce in espansione inarrestabile? Perché i governi formali, e pure quelli reali in parte, non controllano gli apparati burocratici ma anzi sono da essi controllati. I governi non hanno i poteri per governare per cui gli stessi parlamenti e parlamentari obbediscono alle corporazioni burocratiche ed altre. La stessa sintesi della disastrata produzione legislativa dei parlamenti non avviene sul terreno di ciò possa essere vantaggioso per tutti ma su quello del tu mi aiuti a proteggere la mia corporazione ed io ti aiuto a fare lo stesso per la tua. Non esiste neppure una sintesi tra le pressioni delle differenti lobby bensì solo la reciproca collaborazione tra le espressioni politico-istituzionali delle varie lobby di fatto nello sfascio di tutto e di tutti. E ciò proprio perché la cornice istituzionale di Italiozia si regge su governi senza poteri per governare, ...a meno che non si presentino in permanenza al parlamento con provvedimenti bloccati [di solito provvedimenti lenzuolo che sono l’orgasmo delle burocrazie corrotte che prosperano sui bizantinismi, le complicazioni, le arbitrarietà] dal voto di fiducia. Ma anche ottenute leggi, norme, l’implementazione resta in mano ad apparati burocratici corrotti che nessuno può demolire e rimpiazzare con servizi moderni ed efficienti. 

Io sfascio per proteggermi mentre coopero a che tu faccia lo stesso purché mi aiuti nella protezione dei miei interessi. Di fatto sfasciamo assieme ognuno per proteggere i propri interessi del momento. Oggi ci proteggiamo e domani sarà quel che sarà, tanto sul lungo periodo saremo tutti morti per cui inutile preoccuparsi delle conseguenze del nostro comune sfascio.    

Alla base di questo meccanismo sta un quadro istituzionale che produce governi senza i poteri per governare ed irresponsabili relativamente agli elettori. Gli elettori possono solo decidere le sfumature di coloro da cui preferiscono farsi sfasciare anche se in tutti gli sfasci ci siano comunque quelli ne guadagnino e quelli che credano di prevalere sugli altri, sugli altri micro-gruppi. Questo costituisce la base sociale dello sfascio.

La riforma Costituzionale Berlusconi-Bossi del 2006, vergognosamente affossata, anzi ovviamente affossata come dovuta autodifesa, dal regime, con referendum anti-promulgativo, creava governi formali coi poteri per governare. Per questo era intollerabile per il regime sfascista.

Le burocrazie e le oligarchie sfasciste fanno le leggi confuse, corporative e sfasciste [che sfasciano, o per sfasciare]. In realtà, non le scrivono direttamente governi senza poteri né parlamenti che sono solo dei votifici secondo procedure bizantine dove nessun parlamentare ha alcun potere se non quello di votare quello voluto dalle burocrazie ed oligarchie sfascisto-predatorie. Le scrivono strutture burocratiche. Infatti queste burocrazie ed oligarchie sfascisto-predatorie hanno, per esempio, sempre e solo prodotto riforme burocratiche che hanno sempre incrementato lo sfascio dello Stato. Gli Andreotti ed i Berlinguer erano i loro bracci politico-istituzionali, e poi chi ha preso il loro posto. A.Friedman vorrebbe che questi stessi apparati sfascisti creassero una qualche efficientizzazione del sistema che non possono creare potendo essi solo incrementare lo sfascio. Ecco perché A.Friedman è una vecchia puttana che vende solo fumo ed illusioni forse sperando che alla fine non crolli tutto perché sennò le basi militari USA in Italiozia restano in territorio ostile, senza acqua, casini e fornitori locali.

A.Friedman peggiora i deliri cerca di vendere gettandosi sulle fantasie sulle terze vie, quelle tipiche creazioni dell’immaginario politico-politicantico, quei fumi propagandistici che tempo fa usarono per accreditare come grandi riformatori inutile gentaglia al loro soldo come gli ex-PCI e la fazione già cattocomunista della DC. A.Friedman cerca di rilustrare e rivendere quei vaneggi sperando che, come vorrebbe la CIA, qualche prodigio del destino pieghi i tedeschi ad autorizzare un’iniezione di liquidità inflazionistica che drogherebbe per qualche altro mese od anno il corpo putrescente di Italiozia. Blair opera con uno Stato che funziona e che può governare, pur sotto il controllo di una Casa Reale comunque sviluppista. Prodi è il vecchio troione che dà soldi altrui a tutti i suoi padrini predoni mentre conta balle da babbeo solo per vanità e per infinocchiare gli elettori. Le terze vie erano e sono solo vuoto marketing. Bill Clinton non riusciva a trattenere le risate, mentre si sottraeva, quando D’Alema tentava di disquisire con lui di Ulivo mondiale.

Le terze vie sono come il terzo mondo. Di mondo ve ne è uno solo. Vi è chi dirige lo sviluppo, e chi riesce in vario modo ad agganciarsi a loro e ad usufruirne. Vi sono coloro destinati solo a farsi sfruttare per sempre perché non sanno fare altro. Italiozia è geneticamente tra questi ultimi, col solo vantaggio[/svantaggio] di posizione di essere attaccata ad aree di sviluppo, per quanto la Grecia mostri come si possa sprofondare rapidamente nella miseria anche con l’euro e nessuno si impietosisca quando rivendichi il diritto alla predazione ed allo sperpero, ed a farsi mantenere “dall’Europa”, “tanto compriamo le loro merci” dicevano. Appunto. Ti hanno regalato soldi “tanto compravi le loro merci”, invece di impiegarli in modernizzazioni, poi ti hanno sfondato senza pietà visto che coi ladroni furbi ed arroganti non serve discutere.

A.Friedman si avvia verso la conclusione del suo libro col piccolo cabotaggio: Matteo Renzi, un giovanotto corrotto [a meno che non sia la nuova frontiera della moralità farsi pagare il fitto da chi poi si ripaga coi soldi cosiddetti pubblici] ultimo raccatto delle agenzie pubblicitario-propagandistiche del faccendiere CDB[-Mediobanca-Quirinale]. La CIA spera in una qualche iniezione di liquidità, ottenuta chissà come, che permetta ad Italiozia di trascinare la sua esistenza ancora un po’ e dunque alle base militari USA di poter operare in ambiente amico senza farsi aviotrasportare tutto dagli USA. Dunque A.Friedman, vecchia puttana del potere USA, si liscia il Renzi della CIA.

- Faccio tutto io. Ho ben chiari problemi e soluzioni.
- Oh, ma come sei bravo. Aspettavamo tutti te. Finalmente! Un’era nuova si apre per la nostra alleata Italiozia!

Fra qualche anno...
- Che delusione! È noi che ci speravamo... 

Un classico, per tutte le penne prostituite e per tutte le menti piene di tritume. In fondo, il giornalismo agitprop vive di immagini che abbiano la vita di un flash da assunzione di narcotici. Il pidocchio medio se la beve. Domani se ne inventerà e propinerà alle masse un’altra a seconda delle esigenze del momento.

A Renzi una cosa gli scappa, uno “ha il dovere di fare le cose, non ha il diritto”, anche se la dice interpretata da furbetto. Appunto, anche Renzi, ultima creazione degli uffici agitprop di CDB [per cui cui ho una grandissima ammirazione, cosa evidente dato che non ne parlo mai bene: uno che truffa e preda a quel livello, agente sul campo delle porcate più grandi del Cuccia che va allo scontro sempre più frontale con l’andreotto-berlinguerismo, fino ad affossarlo con la sua dittatura quirinalizia per lo sfascio irreversibile di Italiozia, e che riesce pure a vendersi come imprenditore schumperietiano, lui un banale, pur colossale, prenditore-predatore, e come gran politico, pur banale, sebbene colossale, faccendiere di regime, del potere reale cucciano-mediobancaio-SIS-CIA... ...ecco, tale CDB deve essere un genio!], che spera di far cassa di soldi Vostri dal suo nuovo fantoccio, è di cultura e capacità politico-istituzionali sotto lo zero visto che non ha idea su quale terreno stia operando. Eppur lo dice pur non rendendosene conto. Uno avrebbe il dovere di far quel che promette. Ma poi non ne ha il diritto ...perché il quadro istituzionale comunque non lo permette. Questo vale anche per i sindaci che devono limitarsi a gestire, magari gonfiandole ulteriormente, macchine burocratiche che non controllano realmente. Anzi, razionalizzassero, si metterebbero contro quelli immediatamente dovrebbero colpire, licenziare. Invece, più e peggio spendono, più ampliano il loro consenso, almeno quello direttamente clientelare. Tanto gli altri, quelli che producono, poi li votano lo stesso od a seconda del clima propagandistico creato dai grandi speculatori che controllano i media per cui, se li fai felici, loro fanno dire che sei ottimo. Ed è ancor peggio salendo nella gerarchia dei livelli di spesa fino al governo centrale che ti racconta di tagli mentre le spese complessive crescono. Per cui, controllano i tagli mentre non controllano le spese che sono chiaramente fuori controllo. In pratica, ti tagliano quello che ti danno mentre spendono di più per quello che va alla predazione burocratica ed a quella oligarchica.

Insomma, A.Friedman e M.Renzi si intendono bene, benissimo. Limoneggiano. Si eccitano reciprocamente. I loro vaneggi convergono. M.Renzi racconta quello che non farà, che sono poi le balle raccontano tutti, senza particolari novità. A.Friedman fa il suo lavoro sporco di vendere alle masse la nuova speranza non saprà ne potrà far nulla di diverso dai predecessori. ...Purché le basi USA possano continuare ad operare in territorio ‘amico’... ...Fino al 2020, che sembra l’orizzonte temporale assegnato a A.Friedman, o che lui si assegna. Poi, grazie ai droni, non avranno neppure più bisogno di basi all’estero. Governeranno le armate di cielo e di mare da qualche deserto USA. Quelle di terra non saranno più necessarie. La mitica bandierina collocata su una collina conquistata sarà lanciata da un satellite, magari solo come proiezione ottica, se proprio qualche nostalgico la vorrà ancora. In 6 anni, se ne vedranno delle belle visto che il dronizzazione, l’automazione, dell’attività militare procede ormai a ritmi esponenziali. Inoltre, dalle bombe laser alle armi a energia diretta, gli strumenti di guerra sono già radicalmente mutati, anche se preferiscono non dirlo mostrando ancora soldatini sul campo Il ridimensionamento, ma solo in personale umano, appena lanciato, delle FFAA USA ne è la conseguenza e manifestazione.      

E la fine del libro è arrivata. Gli USA sono stufi di G.Napolitano di Savoia, che non vale una pippa e fa solo danni. Non è che avere gli USA alla fine contro trasformi un cialtrone in un eroe! Eppoi, il ‘difetto’ di G.Napolitano è solo la frenesia di far vedere più che  mai l’interventismo quirinalizio sebbene non è che Scalfaro si celasse. Gli USA devono avere altri motivi che non sono magari ancora manifesti dato che, a ben vedere, il servilismo di G.Napolitano agli USA non è stato inferiore a quello coi tedeschi ed il loro nuovo Reich. Gli USA temono forse sfasci troppo e troppo rapidamente mentre ai tedeschi lo sfascio altrui va bene [centralizzano meglio e più rapidamente tutto nelle loro mani] purché siano preservate alcune macro-compatibilità contabili dunque il loro euro-Reich. E sì, perché, anche se G.Napolitano si sta ergendo a tutore delle macro-compatibilità contabili dell’euro, la spesa ed il debito pubblico continuano ad aumentare. La corruzione, di cui lui è massimo tutore istituzionale, pure.   

Visto che A.Friedman ha sul gozzo G.Napolitano perché tiene in vita il governo Letta-Alfano, il motivo nascosto degli USA deve essere l’andreottismo che è passato dai governi G.Letta a quello/i E.Letta. Non che l’andreottismo sia nobilitato perché gli inglesi lo hanno sempre avversato mentre gli USA pensavano di essersene disfatti col colpo di Stato di Capaci [23/05/1992] e la Grande Purga 1992-93.

Pur non sfasciando meno dei successori formali, gli USA vedono l’andreottismo come resistenza burocratica alla sottomissione totale di Italiozia ai loro voleri. Fatti loro comunque, fatti loro delle burocrazie predatorie d’Italiozia e degli USA-UK. Non stiamo cercando di vendere i sofismi senza senso di comunistoidi e fascistoidi prostituiti per cui uno se lo debba tagliare per far dispetto all’odiata moglie, od una se la debba cucire per far dispetto all’odiato marito. Lo sfascio operato dalla dittatura quirinalizia non è nobilitato dallo sfascio operato dalla partitocrazia, così come lo sfascio operato dalla partitocrazia non è nobilitato dallo sfascio operato dalla dittatura quirinalizia. Un sistema statalista e sclerotizzato è ancor più resiliente di altri alle forme Costituzionali materiali visto che il sistema statalista-sclerotizzato è parte essenziale della stessa Costituzione materiale. Del resto, se la Costituzione Berlusconi-Bossi del 2006 avrebbe anche potuto creare governi coi poteri per governare se i poteri formali fossero poi stati davvero usati, il passaggio, avvenuto nel 1992-93, dalla dittatura partitocratica DC-PCI, Vaticano-angloamericani, alla dittatura quirinalizia della Mediobanca-Cuccia compradori è stato un cambiamento istituzionale che non non ha inciso minimamente sulla natura sottosviluppista del sistema italiota e sul potere delle burocrazie sottosviluppisto-predatorie e delle oligarchie sottosviluppisto-predatorie. Queste ultime hanno potuto realizzare le predazioni delle sprivatizzazioni cucciane, che avrebbero potuto essere facilmente imposte pure ai governi andreottian-berlingueriani od al quadripartito [quadripartito dopo l’uscita del PRI-Mediobanca dal governo formale]. Qui sta Il Gattopardo, non nei vaneggi di un A.Friedman chiaramente in stato confusionale e senza alcuna lucidità analitica.     

I grandi sistemi marci si affossano con piccoli ma sostanziali cambiamenti che li liquidino e creino le basi per sviluppi differenti. Nella cultura politico-istituzionale e scientifico-sociale anglo-sassone mancano del tutto conoscenze e capacità relative allo State building. Lo praticò con successo l’Inghilterra per sé stessa e le sue aree anglofone ma non per altri. Un modello di successo di State building fu, al contrario, proficuamente esportato dal Giappone. La Germania si è invece rapportata alla questione dello State building secondo il suo modello costitutivo fondato sulla espansione doganale della Prussia e successiva federazione politica pur sempre con egemonia del governo centrale ‘prussiano’. 

Intellettualmente, A.Friedman qui si barcamena per vendere un prodotto per esigenze agitprop dei suoi committenti. Il Gattopardo fa parte del DNA dell’Italiozia creata dai britannici con la loro operazione terroristica del 1860-61. Per ammazzare il Gattopardo, innanzitutto deve sparire Italiozia. Sparire significa sparire davvero, con libere secessioni, ciascuna con la propria quota di debito pubblico [senza possibilità di bancarotta con rimborso parziale] rapportata alla popolazione nel momento della secessione. Poi ognuno farà quel che crede. Non esistono possibili terapie in un’Italiozia unita e preservata nelle sue mille follie e cancrene a tutti i livelli sistemici.

Ah, ora il governo Renzi è finalmente arrivato. Promette soldi a tutti prima delle elezioni europee sapendo già che dovrà ritoglierli, e toglierne, ad elezioni europee realizzate, ancora di più di quelli promessi ora.

Eccola “l’alternativa” al Gattopardo della vecchia puttana del governo USA A.Friedman! Cacchio!!! Voleva ammazzare Il Gattopardo, diceva. Sta facendoci lingua-in-bocca!



Friedman, A., Ammazziamo il gattopardo, Rizzoli, Milano, Italy, 2014.