24 February 2015

Letter from Lhasa, number 365.
La realtà non è come appare

Letter from Lhasa, number 365. La realtà non è come appare
by Roberto Abraham Scaruffi

Rovelli, C., La realtà non è come ci appare. La struttura elementare delle cose, Raffaello Cortina Editore, Milan, Italy, 2014.
(Rovelli 2014).
Carlo Rovelli


Cercare risposte nella natura stessa delle cose, anziché in miti, spiriti, dei. Questa è la rivoluzione culturale a Mileto, nel VI secolo AC, da parte di Talete, del suo discepolo Anassimandro, Ecateo e la loro scuola. Nel 450, o così è assunto, Leucippo si imbarca, a Mileto, per Abdera. Qui fondò una scuola scientifica e filosofica alla quale partecipò Democrito, personaggio chiave di cui l’autore espone le idee.

“Platone e Aristotele conobbero bene Democrito e combatterono le sue idee. Lo fecero in nome di idee alternative, che più tardi, per secoli, crearono ostacoli al crescere della conoscenza.”
(Rovelli 2014, p. 23).

La visione atomistica di Democrito deriva in realtà dal Cilento, da Velia/Elea, che era una fiorente colonia greca dove aveva vissuto Parmenide che era stato interprete del razionalismo di Mileto e che era convinto la ragione potesse mostrare differenze dall’apparenza delle cose. Tuttavia, in tal  modo, Parmenide aveva aperto un cammino che sarebbe andato verso la metafisica. Zenone, suo allievo, coi suoi paradossi, mostra, su una pura base razionale, come la realtà visibile sia illusoria. In pratica, nega la realtà visibile su una pura base logica.   

Leucippo, allievo di Zenone, aveva trovato una via differente per risolvere gli arzigogoli di Zenone, rappresentando l’universo come granulare anziché continuo per cui, arrivati al singolo atomo, si ha un limite alla divisibilità.

Tolomeo, Copernico, Keplero, Galileo, Newton, Faraday e Maxwell, ed ecco che arriviamo ad Einstein. La teoria della relatività generale interpreta lo spazio di Newton come campo gravitazionale. Il mondo è fatto solo di particelle e campi.
“Senonché, a differenza dello spazio di Newton, che è piatto e fisso, il campo gravitazionale, essendo un campo, è qualcosa che si muove e ondeggia, soggetto a equazioni: come il campo di Maxwell, come le linee di Faraday.
“È una semplificazione impressionante del mondo. Lo spazio non è più qualcosa di diverso dalla materia. È una delle componenti “materiali” del mondo, è il fratello del campo elettromagnetico. È un’entità reale, che ondula, si flette, s’incurva, si storce.”
(Rovelli 2014, p. 73).

Con l’aiuto della matematica di Gauss e Riemann, Einstein rappresenta la realtà dello spaziotempo che si incurva maggiormente dove vi sia più materia. Si incurva lo spazio e si incurva il tempo. 

La meccanica quantistica ha permesso di comprendere granularità, indeterminismo e relazionismo.

Granularità. Nella meccanica quantistica, le particelle spariscono e ricompaiono. “La costante di Planck h fissa la scala elementare di questa granularità.” (Rovelli 2014, p. 115).

Indeterminismo. Elettroni, quanti di un campo, fotoni non si può prevedere con certezza quando e dove compariranno. Il futuro è imprevedibile.

Relazionismo. La teoria non descrive come le cose siano, bensì come accadano e come influiscano l’una sull’altra. Non descrive dove sia una particella ma come essa si faccia vedere dalle altre. La realtà è dunque ridotta ad interazione, a relazione.

Lo spaziotempo è quantistico. Relatività generale e meccanica quantistica sembrano contraddirsi reciprocamente, Eppure esse funzionano entrambe territorialmente bene. Per cui v’è evidentemente qualcosa che ci sfugge.

“[...] Einstein ha capito che lo spazio e il tempo sono manifestazioni di un campo fisico: il campo gravitazionale. Bohr, Heisenberg e Dirac hanno capito che ogni campo fisico è quantistico: granulare, probabilistico, e si manifesta nelle interazioni. Ne segue che anche lo spazio e il tempo devono essere oggetti quantistici con queste strane proprietà.
“Che cos’è, allora, uno spazio quantistico? Che cos’è un tempo quantistico? Questo è il problema che chiamiamo “gravità quantistica”.
“Un gruppo nutrito di fisici teorici sparsi per i cinque continenti sta laboriosamente cercando di dirimere la questione: l’obiettivo è trovare una teoria, cioè un insieme di equazioni, ma soprattutto una visione del mondo coerente, in cui la schizofrenia fra quanti e gravità sia risolta.
“Non è la prima volta che la fisica si trova davanti a due teorie di grande successo apparentemente contraddittorie. [...]”
(Rovelli 2014, p. 130-31).

Quanti di spazio.
“Lo spazio fisico è il tessuto risultante dal pullulare continuo di questa trama di relazioni. Di per sé, le linee non sono da nessuna parte, non sono in nessun luogo: sono esse stesse, nelle loro interazioni, a creare i luoghi. Lo spazio è creato dall’interagire di quanti individuali di gravità.
“Siamo dunque arrivati a uno dei risultati centrali della gravità quantistica: la struttura discreta dello spazio formato dai quanti di spazio che danno il titolo a questo libro. Questo non è che il primo passo. Il secondo riguarda il tempo. Al tempo è dedicato il prossimo capitolo.”
(Rovelli 2014, p. 152).

Il tempo non esiste. Il tempo è locale. Non esiste un tempo universale.
“Ma cosa significa che il tempo non esiste?
“Anzitutto, l’assenza della variabile tempo nelle equazioni fondamentali non significa che tutto sia immobile e non esista cambiamento. Al contrario, significa che il cambiamento è ubiquo. Ma i processi elementari non possono essere ordinati in una comune successione di istanti. Alla piccolissima scala dei quanti di spazio, la danza della natura non si svolge al ritmo della bacchetta di un singolo direttore d’orchestra che batta un tempo universale: ogni processo danza indipendentemente con i vicini, seguendo un ritmo proprio. Lo scorrere del tempo è interno al mondo, nasce nel mondo stesso, dalle relazioni fra eventi quantistici che sono il mondo e generano essi stessi il proprio tempo. In realtà, l’inesistenza del tempo non significa nulla di molto complicato. [...]”
(Rovelli 2014, p. 155-56).

Di che cosa è fatto il mondo?
“È sparito lo spazio di fondo, è sparito il tempo, sono sparite le particelle classiche, sono spariti i campi classici. Di che cosa è fatto il mondo?
“La risposta ora è semplice: le particelle sono quanti di campi quantistici; la luce è formata dai quanti di un campo; lo spazio non è che un campo, anch’esso quantistico; e il tempo nasce dai processi di questo stesso campo. In altre parole, il mondo è interamente fatto di campi quantistici (figura 7.8).
“Questi campi non vivono nello spaziotempo; vivono, per così dire, uno sull’altro: campi su campi. Lo spazio e il tempo che percepiamo a larga scala sono l’immagine sfocata e approssimata di uno di questi campi quantistici: il campo gravitazionale.
“[...]
“I campi che vivono su se stessi, senza bisogno di uno spaziotempo che funga loro da sostrato, da supporto, capaci di generare essi stessi lo spaziotempo, sono chiamati “campi quantistici covarianti”. La sostanza di cui è fatto il mondo si è drasticamente semplificata negli ultimi anni. Il mondo, le particelle, l’energia, lo spazio e il tempo, tutto ciò non è che la manifestazione di un solo tipo di entità: i campi quantistici covarianti.”
(Rovelli 2014, p. 166-67).

L’autore rappresenta i buchi neri come porte verso il futuro o verso futuri.

Per vedere comunque tutto quello l’autore dice sulle applicazioni concrete della meccanica quantistica, e su tutto il resto, si veda l’autore stesso. Non abbiamo l’intenzione di fare un sunto di quello lui espone, né avrebbe senso. 

Nel capitolo sull’informazione, il penultimo, importante partire delle definizioni. L’informazione è una misura del numero di alternative possibili per qualcosa. L’entropia è l’informazione mancante. Il tempo non è reversibile. V’è ovviamente molto di più, nel capitolo e la connessione di tutto ciò colla meccanica quantistica.

L’ultimo capitolo, il 13, Il Mistero, ha un carattere metodologico generale. Ciò che si sa o che si crede di sapere, anche se tutti ne sono convinti, può essere sbagliato. Se pensiamo di sapere già l’essenziale, non impariamo nulla. La consapevolezza della nostra ignoranza rende la scienza affidabile. Si ha bisogno proprio di affidabilità, non di certezze.
“La ricerca della conoscenza non si nutre di certezza: si nutre di una radicale mancanza di certezze.”
(Rovelli 2014, p. 228).



Rovelli, C., La realtà non è come ci appare. La struttura elementare delle cose, Raffaello Cortina Editore, Milan, Italy, 2014. 

12 February 2015

Letter from Lhasa, number 364.
Umberto Eco - Numero zero

Letter from Lhasa, number 364. Umberto Eco - Numero zero
by Roberto Abraham Scaruffi

Eco, U., Numero zero, Bompiani/RCS, Milan, Italy, 2015.
(Eco 2015).
Umberto Eco


Colonna viene scelto per fare l’assistente alla direzione di un giornale, a Milano, agli inizi del 1992, che non uscirà mai e per scrivere un libro come ghostwriter per il direttore dello stesso, Simei. La funzione del giornale che non uscirà è di puro ricatto. Pure il libro, verosimilmente. I redattori sono sei, tra cui una donna, Maia Fresia.

L’editore era il Commendatore che pubblicava altri quotidiani e riviste, ora di dubbio spessore ore specializzati per interessi specifici.

Eco centra il racconto sull’ipotesi che Mussolini non fosse morto e, dall’Argentina, o da altrove, domini la storia italica fino al cosiddetto golpe Borghese che non si fa perché Mussolini muore mentre viene trascinato di nuovo al potere. Una baggianata, fosse l’ipotesi di base vera o meno.

Ovviamente, Eco è prigioniero della sua solita luogocomunistica corrente. Impossibile che l’Impero potesse pensare di rimettere al potere un Mussolini. Inoltre, un personaggio non può dominare la storia con tutti che lo credono morto. Chi aveva voluto Mussolini morto erano stati proprio gli inglesi, che lo avevano portato al potere, sostenuto e poi usato per meglio sfondare la Germania, l’Asse. Anche non fosse stato assassinato e fosse poi morto tranquillamente, non cambia i termini della questione. Come statista, non serve più a nessuno.

Eco insiste su Moro ucciso perché sapeva qualcosa e lo avrebbe rivelato. Moro era un omertoso di prima classe. Tantissimi conoscono segreti e non per questo vengono assassinati. Andreotti ordina la demolizione psicologica e l’assassinio di Moro perché questi, pur perdente nella DC e nello Stato, sta per divenire Presidente della Repubblica su accordo DC-PCI, Zaccagnini-Berlinguer. Dato che Andreotti controlla gli apparati della forza, monta un’operazione CC-NATO per liquidarlo. Ai fini pratici, vi è il segreto di Stato ed segreto di Stato sul segreto di Stato (il segreto NATO). Per cui, non se ne può parlare.   

Il cosiddetto golpe Borghese è la classica operazione per bruciare chi si è montato la testa e spingerlo al terrorismo puro, che è quello stavano già facendo anche se si credono di poter divenire, o di essere divenuti, pupari. Il terrorismo serve al potere mentre per il potere formale ci sono già i partiti ed il loro sistema di potere. Si fa credere ad un manipolo di terroristi di avere acquistato un grande potere e di avere tutte le coperture interne ed internazionali per un colpo di Stato. Però, poi, la copertura angloamericana  non arriva ed arriva anzi l’ordine di tornarsene a casa.

Ad Eco basta falsificare un po’ basandosi sul suo solito luogocomunismo. Borghese non è un fascista. Non è un mussoliniano. A guerra persa, dopo avere creato una compagnia di ventura che rifiuta il tradimento reale, dei Savoia, contatta gli angloamericani e passa al loro servizio.  

Eco, che costruisce le sue teorie luogocomunare attraverso la bocca di Braggadocio, uno dei sei della redazione, lo fa ritrovare morto, assassinato, proprio la notte che questi deve incontrare qualcuno di cui si fida e che dunque, verosimilmente, gli confermerebbe tutto, la baggianata su Mussolini. È un classico della letteratura spionistica. Uno di cui ti fidi ti fissa un appuntamento e ti ritrovi morto.

A quel punto, l’editore, chiaramente su irresistibili pressioni esterne, dunque di Stato, chiude il progetto di quotidiano. Pure il direttore dello stesso rinuncia subito al progetto del libro e dichiara di voler scappare in Svizzera e cambiare identità.

Pochi giorni dopo l’assassinio, compare in TV un po’ tutta la storia ricostruita da Braggadocio, con l’eccezione delle ipotesi su Mussolini. Il lettore pensa ad un Braggadocio assassinato per quello, quando sarebbe proprio quello cui non ne fregherebbe nulla a nessuno. Se ti assassinano è sempre e solo su richiesta governativo-istituzionale-NATO. Il luogocomunaro Eco deve accreditare l’ipotesi dei diabolici “Servizi Segreti”, quelli che senza copertura istituzionale-NATO non fanno proprio nulla.

Colonna e Maia, che si sono da tempo innamorati, si rifugiano ad Orta dove sognano come continuare a campare in qualche modo. Tra l’altro, un disservizio di Polizia Segreta avrebbe subito messo sotto controllo tutti i telefoni dei colleghi dell’assassinato per cui il loro fare sospetto sarebbe stato subito rilevato. Eco non ci arriva. Pure sul futuro dei due, Eco, che ha tutte le porte aperte, la fa facile. Nella realtà non è per nulla così. 

Il libro è scritto in modo ineccepibile, pur con l’Eco che deve blandire il lobotomizzato medio, ...che è dove lui stesso fieramente si colloca.



Eco, U., Numero zero, Bompiani/RCS, Milan, Italy, 2015. 

20 January 2015

Letter from Lhasa, number 363.
La cipolla di Tropea

Letter from Lhasa, number 363. La cipolla di Tropea
by Roberto Abraham Scaruffi

Defilippi, A., Per una cipolla di Tropea, Mondadori, Milan, Italy, 2012.
(Defilippi 2012).
Alessandro Defilippi


Le cipolle di Tropea sono le cipolle rosse, quelle che cuociono più rapidamente delle bianche per cui sono vantaggiose per talune preparazioni culinarie, come le pizze, che richiedono una cottura veloce. Vi sono anche alcune differenze di sapore e, più in generale, chimiche, rispetto alle cipolle bianche.

Il racconto, di una cinquantina di pagine nell’edizione cartacea, si macina rapidamente e con piacere, ...fino alla trovata finale, un po’ politicantica e che fa cadere i cosi.

Qualcuno uccise un tizio accoltellandolo su una barca nel mare. Poi si diresse con la stessa verso un’imbarcazione più grande [si capirà poi che doveva caricare armi per i terroristi algerini] su cui si imbarcò dimenticandosi la propria bisaccia sulla barca col cadavere. Questa con questo fu trovata in secca a Boccadasse, antico borgo marinaro di Genova, nel quartiere di Albaro.

Nella tasca destra dei pantaloni del cadavere fu trovata un’automatica francese, una 7.65-lungo, Mle-1935-A col silenziatore, che aveva sparato di recente e dal cui caricatore mancavano due pallottole. Nella bisaccia militare perduta dall’accoltellatore c’erano una pagnotta e due cipolle rosse.

L’uomo ritrovato morto aveva ammazzato, con la pistola silenziata, un commerciante algerino col figlio maggiore, a Genova, nel magazzino del loro negozio di frutta e verdura. Il figlio maggiore era sotto tortura quando era sopraggiunto il padre. Di lì il duplice omicidio. Il figlio minore aveva a sua volta successivamente ammazzato lo sparatore a coltellate.

Quando i due carabinieri scoprono i due cadaveri, sopraggiungono due killers che riescono a sganciarsi, con uno di questi che resta ferito, dopo avere aperto il fuoco con armi silenziate dello stesso calibro di quella rinvenuta sul cadavere, verosimilmente egualmente delle automatiche Mle-1935-A. Si scopre dopo che i due killers sono due funzionari della polizia, o di una qualche polizia, francese, o tali si dichiarano. Due mandati dal governo francese per occuparsi, in via esclusiva, delle indagini sul caso. In realtà, sia i due che l’ammazzato sono dello SDECE, polizia segreta, alias branca terroristica, del governo francese.

Intanto [siamo ancora ai tempi, nel dopoguerra, dell’Algeria colonia francese], in relazione ai tre omicidi, il governo francese ha già chiamato quello italiano che ha allertato i comandi dei carabinieri. Questioni di Stato. Per cui, il comando di legione, il cui generale telefona al colonnello dei carabinieri di Genova che ha la responsabilità dell’indagine [dato che chi ha ritrovato la barca col primo cadavere rinvenuto si è rivolto ai CC e non alla PS], rimuove quest’ultimo da ogni attività investigativa perché il tutto passa a due funzionari del governo francese, due della polizia di Mentone, o tali si dicono. Ordini. Nessuna spiegazione. Per il colonnello dei CC di Genova sono due dello SDECE. Anzi, tre. Pure quello accoltellato. 

Alla fine, compare nientemeno che Ahmed Ben Bella che, coi carabinieri già partigiani,... Da far morir dal ridere...

Beh, leggetevelo!

Qui, nell’epilogo, con Ben Bella, qualche tinta delle fissazioni dell’autore era già emersa in precedenza coi carabinieri ex-partigiani, passiamo dalla letteratura alla montatura propagandistica.

Il governo italiano ha effettivamente promosso ed aiutato il terrorismo algerino, su incarico inglese, ma in tutt’altra maniera, ed in modo del tutto segreto, segretissimo. Per la coreografia ed armi di contorno, come fumogeni per i traffici veri, mobilitarono nientemeno che i Maitan-Mandel, ovviamente tagliando fuori i ‘rivoluzionari’ di madrelingua francese. L’Impero opera a questo modo e si serve pure dei suoi [non ne esistono altri!] ‘rivoluzionari’, quando servono. Vengono messi sul mercato proprio per quello! Fascisti e comunisti, non meno di tutti gli altri ‘moderati’ [esistono davvero?!] inclusi, fanno i clown del grande gioco dell’Impero e sono dallo stesso mobilitati per gli shows a seconda delle esigenze del momento.

L’autore vive, ovviamente, in un altro mondo. Ma il racconto scorre egualmente bene.



Defilippi, A., Per una cipolla di Tropea, Mondadori, Milan, Italy, 2012. 

07 January 2015

Letter from Lhasa, number 362.
The Highly Paid Expert

Letter from Lhasa, number 362. The Highly Paid Expert
by Roberto Abraham Scaruffi

Allen, D., The Highly Paid Expert. Turn Your Passion, Skills, and Talents Into a Lucrative Career by Becoming the Go-To Authority in Your Industry, Career Press, Pompton Plains, N.J., USA, 2014.
(Allen  2014).
Debbie Allen 


First, you have to define in what you really are an expert, a small and well defined niche, and you must be a real expert or anyway to build yourself as a real expert. The choice, the proposed ‘product’, needs to be consumer-oriented. It would be useless to propose something the consumers one can reach do not need.

The author calls this step the developing of your USP, your Unique Selling Proposition. You must be expert in something you have personally experienced. 

Done that, you simply have to act despite fear. And act for success. You need various tools as a dot-com website, a good brand, an effective logo.

One needs to progress, to build oneself, from the starting level to a recognised expert, what means, from a commercial point of view, to progress from the level where nearly any client cannot afford the service to a level where clients are anxious to pay high fees.

The author prospects a progression from novice, to skilled, to specialist, to authority, to highly paid expert. It actually is more a problem of how one be recognized than of what one really be.

One may be a real super-specialist since when one starts to offer oneself on this kind of market. On the other side, an ‘authority’ may simply be something capable to appear, be reputed and be paid as such. Finally, everything is build by interaction between sellers and buyers.     

You need to be. But you need also to appear, to seem what you are. An aspect of this is “shameless self-promotion”.    

One needs to target one’s own ideal client and market absolutely avoiding trying to be everything and targeting everyone.  

“Here are six steps to keep you on target in your business
♦ Step 1: Always be marketing. [...]
♦ Step 2: Get serious about your business. [...]
♦ Step 3: Develop systems that save you time. [...]
♦ Step 4: Get productive. [...]
♦ Step 5: Stay focused on your goals. [...]
♦ Step 6: Ask for help so you can stay on target. [...]”
(Allen  2014, p. 55/56).

From a marketing point of view, if somebody types your name or the name of your brand [think of your brand as your alias] in a search engine, it has to appear in the first positions or at least in the first page. 

Your website has to be consistent with the message you launch, to be focused and easily understandable without any technical complication or complexity. If you offer different services, create different websites. A real website of a real specialist, so progressing every day, is necessarily a work in progress, not something artificially created, or made to create, once forever. Your need constantly work on yourself, as well on your website so really reflecting you and your skills, specifically the skills you offer. Your professional website is not about yourself but about what you offer to your ideal client.  

Two-minute videos are powerful marketing devices. YouTube is a proper place for showing them.

Consulting and coaching are bordering fields although clearly different. While consulting provides advice, coaching helps the client to find the answer by him/herself and so creating his/her problem solving attitude. Coaching is more formative while consulting is more informative. 

Four Steps to Building Your Consulting Business
“Step 1: Solve problems. Become a problem-solver for your clients.
“Step 2: Offer a promise. Create programs that can best serve your clients’ needs.
“Step 3: Show proof. Use testimonials and case studies that state your clients’ results.
“Step 4: Create a proposal. Set up your program and service offerings in detail.”
(Allen  2014, p. 91).

For solving other people problems, you need to be a problem solver:
Five Steps to Improving Your
Problem-Solving Skills
♦ Step 1: Define each problem in detail before trying to solve it. Take time to understand the problem, understand the criteria for a good decision, and generate some good options.
♦ Step 2: Offer one or two firmly suggested solutions. Offering too many suggestions will only confuse your client and allow him to become indecisive.
♦ Step 3: Prioritize your client’s action steps to help avoid him or her feeling overwhelmed. If your client agrees to take action, ask him to relax and focus on moving forward.
♦ Step 4: Implement a step-by-step plan of action. When you approach problems systematically, you cover the essentials each time—and your decisions are well-thought-out, well-planned, and well-executed.
♦ Step 5: Look for more ways to improve upon the problem-solving idea to avoid future problems. Continue to perfect your problem-solving skills and use them for continuous improvement initiatives to serve your clients’ needs.”
(Allen  2014, p. 98).

“After identifying a potential problem, you need information:
“♦ What factors contribute to the problem?
“♦ Who is involved with it?
“♦ What solutions have been tried before?
“♦ What do others think about the problem?”
(Allen  2014, p. 99).

Create your online community. There are specific techniques for making that and in a fruitful way. Also if the author prefers traditional speeches and conferences, may be useful to sell high-end products online by teleseminars and webinars. The author gives her advice about that in chapter 18. 

Paid events, but also unpaid ones in exchange of something else as for instance selling your books and materials, publish speech, both tightly professional and motivational, are another way of selling your skills and making them fruitful. Of course, if you want to create dependence, for instance for selling you and your company as consultants, you have to show that you can solve the problems of the audience but without telling the whole story, because if they learn how to solve their problems by themselves, they will not hire you as a consultant. This is, of course, the point of view of the author.

If you are hired for teaching how to solve their problems about a specific field you are skilful in, you have of course to teach that, in my opinion. People have different learning attitudes relatively to a problem-solving attitude, so there is always people equally needing some additional professional help, consequently the assistance of a consultant. The point is eventually how to make the most people aware of that.

Company and managers having serious organizational problems are not aware of that. If they are instinctively aware, they refuse to rationalize their instinctive awareness. They frequently live as a personal defeat to ask for a consultant’s help and so they deny having serious problems while their company collapses or remains very far from its full potentialities.   

The author underlines that you are an expert and not a trainer, so you have to remain such and to sell you as an expert. Your public speaking and your presentation have this goal and they need to be built in this perspective. For the author, an expert needs to become a very good salesperson. A salesperson does not need to be aggressive. One only needs to well show the advantages of been hired as an expert for the help one can provide, so increasing the incomes of those needing one’s advice. Of course, professional help from an expert has to be very well remunerated.     

Don’t work for free and don’t ask for modest sums. Your clients would think your service be not valuable.

Since the most people are visual learners, one gains more from a visual presentation than from speaking. Your PowerPoint or Keynote presentation must be perfect from the point of view of selling.

Creating events, or participating to them at the starting of your consulting career, permits to sell one’s own services to qualified audiences. This is a key element for a profitable career as an expert.  

If one wants to earn real money, one needs to diversify one’s own revenue sources:
5 Ways to Grow Multiple Streams of Income
1. Manifest and multiply only your most ideal clients. [...]
2. Develop joint venture affiliates who can sell your products. [...]
3. Generate big-income days. [...]
4. Create high-level coaching or consulting programs. [...]
5. Develop a license or franchise business model with your expertise. [...]”
(Allen  2014, p. 138).

One of the basis of business is asking, asking with the belief and expectation to receive. “The power is in the asking and in the expectation that you will receive it.” (Allen  2014, p. 144).

The penultimate advice of the author is: “Become the authority by writing a book.” More is general, it is useful to write and publish. The author explains why she specifically suggests writing books as a further door-opening opportunity relatively to a highly paid expert business. 

The last advice is: “Develop a steady stream of referrals.”

Good luck and a lot of money!



Allen, D., The Highly Paid Expert. Turn Your Passion, Skills, and Talents Into a Lucrative Career by Becoming the Go-To Authority in Your Industry, Career Press, Pompton Plains, N.J., USA, 2014. 

15 December 2014

Letter from Lhasa, number 361.
Io ho paura (1977) di Damiano Damiani

Letter from Lhasa, number 361. Io ho paura (1977) di Damiano Damiani 
by Roberto Abraham Scaruffi

Il film è ben costruito. Anche se non poteva dire di più. Lo Stato non lo avrebbe permesso ed il film non sarebbe mai uscito.

“I Servizi” non sono i soliti disservizi di disinformazione, bensì Polizie Segrete. Quelli della ‘Difesa’ sono ufficiali dei Carabinieri, di solito, in quei ruoli. “Il generale”, il capo della Polizia Segreta militare, coi suoi, non è un deviato, bensì lo Stato.

Il film non può dire che obbediscono ad ordini del Capo del Governo, del Capo dello Stato, del Ministro dell’Interno, eventualmente di quello della Difesa, e con supervisione NATO.

Il film è preciso, anche se lì racconta la solita favoletta sui neri. Non solo i neri. Pure tutti gli altri sono stati e sono manipolati, sia con contatti diretti che in altri modo, dalle Polizie Segrete Carabinieri-NATO agli ordini del governo e della Presidenza della Repubblica.

È anche ben rappresentato un certo dualismo v’era nella PS. L’ufficiale superiore in divisa ben sa che sono tutti affari di Stato e che si deve obbedienza alle Polizie Segrete Carabinieri-NATO. Il dirigente in abiti civili, il “capitano La Rosa”, evidentemente crede vi siano degli spazi di manovra.

Il giornalista di sinistra naturalmente fa parte di una macchina agli ordini delle Polizie Segrete Carabinieri-NATO. Per cui non può andare dietro ad un poliziotto che vuole parlare per salvare la pelle.

Il protagonista, Gian Maria Volonté / il brigadiere Graziano, si muove bene, nella rappresentazione poliziesco-cinematografica. Solo non capisce che telefonando al suo superiore verrà inevitabilmente intercettato, per cui va all’appuntamento con quelli mandati dalla Polizia Segreta Carabinieri-NATO per assassinare pure lui e dunque chiudere il caso. Il terrorismo è di Stato ma non lo si deve risapere. Il minchione medio deve credere alla “forze oscure”.


Le prove sono state rimosse rimuovendo i personaggi avrebbero potuto far risalire alle responsabilità di Stato e di governo. Lo spettatore ‘avvertito’, cioè il lobotomizzato medio, percepirà una delle solite storie di “servizi deviati” mentre il film dice ben di più anche se deve auto-censurarsi per poter uscire nelle sale cinematografiche.   

06 December 2014

Letter from Lhasa, number 360.
Svaniti nel nulla di Tom Perrotta

Letter from Lhasa, number 360. Svaniti nel nulla di Tom Perrotta
by Roberto Abraham Scaruffi

Perrotta, T., Svaniti nel nulla, Edizioni e/o, Roma, Italy, 2012.
(Perrotta 2012).
Tom Perrotta


Lei, Laurie, è atea, direi atea militante. O, definendosi lei agnostica, agnostica militante, di quelli lo affermano anziché abbossare. Anche se è vero che incontrandosi e scontrandosi con coloro si affermano in modo forte, atteggiandosi dunque a credenti militanti, sia forse, talvolta, e per taluni o per molti, inevitabile, affermarsi, diciamo al loro livello, con la loro stessa forza di affermazione, della loro affermazione.

C’è chi di fronte ad affermazioni forti di altrui personalità lascia perdere. È, in genere, prova di forza. C’è chi, prova di debolezza, deve affermarsi, eventualmente contrapporsi. 

L’autore si crea una protagonista demo-liberal. “Ogni fede è follia!” [non è una citazione precisa dall’autore che esprime questo concetto, a proposito della protagonista Laurie, ma costruendo differentemente la frase]. Detto ciò, credono un po’ a tutto, od a molto, purché non si parli di Dio. Si nega un Dio per crearsene mille altri. O così, in genere, moltissimi, od un po’ tutti, fanno. Se Dio è creato dall’animo umano, anche il non-Dio lo è.    

Ecco che, senza motivo, persone, le più differenti, in tutto il mondo, nello stesso momento, sparirono. Sparirono a milioni. Ora erano qui. Ora si erano come dissolte. Avvenne un 14 ottobre. L’accaduto venne chiamato l’Improvvisa Dipartita.

Ci fu chi cominciò a mitizzare gli scomparsi. Altri semplicemente li volevano ricordare. Altri ancora ne cercavano e denunciavano difetti e perversioni, anche per iscritto, su un giornaletto di un pastore od ex-pastore, giornaletto che tutti disprezzavano ma che andava sempre esaurito. Della serie: se la sono voluta.

L’autunno seguente comparvero quelli che giravano a coppie dello stesso sesso (con funzioni di ‘sorveglianza’, in pratica solo molestando, stalkizzando, gli altri), vestiti di banco, non parlavano, abitavano in proprie strutture di proprietà, non riconoscevano il potere, per quanto potevano, dunque cercavano di non  pagare tasse, non accettavano leggi e regolamenti se cozzavano coi propri usi ed interessi, e, ovviamente, donavano alla setta, chiamata dei Colpevoli Sopravvissuti, tutto quello che avevano avuto nella loro vita precedente. 

Laurie infine aderisce ad essa, lasciando così il marito Kevin, il sindaco della cittadina, ed i sue figli Tom e Jill (la figlia).

C’è pure la solita storia della congregazione, differente da quelli in bianco, nata attorno ad un uomo colpito dall’Improvvisa Dipartita e che si ritrova con qualche potere particolare, o così riesce a far credere, ma a cui il successo da poi alla testa. Non è tanto questo che lo rovina ma la solita FBI che deve distruggere tutto e tutti, tutti coloro non si assoggettino alla sua dittatura totalitaria. Lo mettono nel mirino, lo arrestano e lo sputtanano per via mediatica. Banali storie di sesso con ragazzine al di sotto dell’età del consenso che, negli USA, è più alta che altrove. Negli USA, la prosecuzione non è obbligatoria per cui, alla fine, usano questo solo se vogliono rovinarti per ragioni loro, di totalitarismo di regime. Lo Stato non ammette concorrenti! 

Tom aderisce per qualche tempo, in pratica fin dai primi passi fino al disincanto sul fondatore che si trasforma, a questa congregazione di cui vede gli inizi promettenti.

Mille storie di vita, e davvero piene di vita, con la immanenza dell’assenza, la grande assenza creata da quel 14 ottobre dell’Improvvisa Dipartita.

Le scene, o solo accenni, di sesso sono troppo terra terra per sembrare veri. Una coppia che si fa scoraggiare da due ‘bianchi’ che li seguono. Sesso orale, in tranquilla vacanza, al loro primo incontro di quel tipo. Quelli che fanno ripetitivamente, ormai da tempo, un gioco di società per scopare con chi avrebbero voluto in partenza, oppure che non fanno nulla se vengono coppie ‘sbagliate’. Lui che si masturba sotto le coperte con lei. Due uomini dei ‘bianchi’, dove l’astinenza è obbligatoria, che si sodomizzano a letto, e pure facendosi chiaramente sentire, dunque volendo essere scoperti, nella casa, un ‘avamposto’, dove abitano con un due donne della stessa setta. Il solito santone della congregazione che lui stesso ha creato, nel mondo della “libera impresa”, che si fa la corte di ragazzine da mettere incinta con la scusa che la prima vi resta sarà la portatrice del successore, del nuovo Gesù. Quella ci resta dà poi alla luce una bimba!

Su queste cose, di sesso, l’autore sembra uno Slavoj Žižek che si crede un genio osannato mentre ripete solo le solite banalità arricchite di aneddoti. Il vantaggio espositivo e psicologico è che, non scendendo nei dettagli, per non dare tinte pornografiche alla propria narrazione, per non renderla scabrosa, viene lasciato tutto alla fantasia del lettore che può anche far cadere gli accenni e concentrarsi su altri aspetti della storia e delle storie.

Tali devono essere le regole dello scrivere per case editrici, dove generi per tutti non si vogliono far trascendere un letteratura porno. E dove il destreggiarsi col porno pur non scadendo nel porno è troppo difficile per autori con altro ritmo e differente respiro narrativo.  

L’autore rappresenta invece molto bene il mondo di finzioni, come in effetti è il mondo reale nelle interazioni interpersonali accessorie, dove tutti parlano e si atteggiano mentre a nessuno ne importa nulla di nulla, se non dei propri bisogni primordiali spesso difficili a lasciar scorrere, essendo i singoli oppressi dalle consuetudini e stereotipi sociali, luoghi comuni socialmente assimilati ed interiorizzati, bisogni primordiali spesso inespressi ed irrealizzati dei quali resta tuttavia il disagio insopprimibile. 

I personaggi e le storie, sempre una scusa per esprime delle sensazioni e dei concetti, sono ben congegnati. Il libro si conclude senza conclusioni, colla vita che continua, aperta, per quello che può essere dei dettagli secondari delle esistenze.



Perrotta, T., Svaniti nel nulla, Edizioni e/o, Roma, Italy, 2012. 

05 December 2014

Letter from Lhasa, number 359. I cari estinti

Letter from Lhasa, number 359. I cari estinti
by Roberto Abraham Scaruffi

Pansa, G., I cari estinti. A faccia a faccia con quarant'anni di politica italiana, Rizzoli, Milano, Italy, 2010.
(Pansa 2010).
Giampaolo Pansa


In effetti, il giornalista politico, il che, mutatis mutandis, vale per moltissime professioni, per poter vivere come tale e sopravvivere come tale, deve essere al livello del qualunquismo medio e raccontare quello che si deve per tenere il lettore al suo naturale livello di qualunquista medio.

Come un po’ in tutta l’industria ‘culturale’, sia essa ‘pubblica’ o privata, deve sembrare che dica, e deve in effetti dire, delle banalità in un modo che sembri geniale, che le banalità sembrino delle genialate. Il recettore ha la percezione di ricevere qualcosa per i soldi e tempo investiti a recepire i contenuti gli vengono somministrati, e si sente pure adulato dal poter ricevere qualcosa da personalità gli sembrano superiori, o sono comunque obiettivamente poste in posizione di autorità rispetto al pubblico da esse dipendente. Il dispensatore è egualmente adulato, appagato, dal suo ruolo di fatto di docente, dove, innanzitutto, cosa comune tra i docenti, deve vendere sé stesso.  

È un gioco dei ruoli, come un po’ tutte le interazioni nella sfera cosiddetta sociale. Alla fin fine, è in parte casuale che uno si trovi, in una certa interazione, o magari in tutte o quasi, in posizione o di dipendenza o di autorità. Si tende ad identificare il ruolo colla persona. O la persona col ruolo. Dove il ruolo è dato. Mentre la persona diviene quella richiesta dal ruolo. È una forma di reificazione. Ma funziona così in qualunque posizione sociale o produttiva. Qualcuno ha creato una casella. In quella casella va infilato qualcuno che si fa plasmare dalla casella. Non vi è nulla di automaticissimo, sebbene poi il gioco funzioni in questi termini. Improbabile il singolo cambi la casella, casella che si è creata come è per un insieme di circostante sembra trascendano le individualità. 

Il giornalista racconta il potere come vuole apparire. Se non lo facesse, si troverebbe sbalzato fuori per non avere fatto il proprio lavoro, quello per cui è pagato.  Il giornalista deve rappresentare cose che suonino bene, creare pezzi che vengano facilmente e gradevolmente digeriti. Qualcuno, in redazione, controlla ed aggiusta tutto secondo criteri censori vari. Ma, alla base, il ‘pezzo’, su qualunque medium appaia, deve suonare bene. Le censure operano già al livello della banalità del pezzo mediatico. Spazio, toni, convenienze etc sono previamente definite. Chi prepara il pezzo opera già a livello di convenzioni, e cerca di non essere censurato e corretto, od eccessivamente censurato e corretto. Sennò, poi, il ‘pezzo’ non appare sul medium a cui era destinato. 

Quando il cronista tenta di fare lo storico ed/od il politologo diviene piuttosto ridicolo e peggio. Ad un Eugenio Scalfari magari non lo dicono che è tale, e l’industria propagandistica lo fa sembrare egualmente un genio, perché ormai è stato creato come tale ed è servito e serve ai lavori sporchi di regime, per cui le sue logorree ed eiaculazioni vengono lasciate spargersi nel nulla, tra l’incomprensione e la non lettura. Per cui, che siano sciocchezze, non interferisce comunque col regime di cui resta saldo supporto.

Non che molti supposti storici e supposti politologi siamo meglio. Anzi sono spesso ancora peggio non essendo neppure cronisti, passando dall’ideologia alla propaganda senza neppure il contorno euristico di cronache di quello il potere vuole sia di esso visto e raccontato, cioè il colore, l’immagine, i prodotti dei suoi apparati pubblicitario-propagandistici.

Pansa parla dei partiti come se non fossero macchine che i poteri hanno voluto e vogliono. Quelli delle cosiddetta prima repubblica, ma pure quelli della seconda [la prima e mezzo, visto che la Costituzione formale è poi la stessa, dunque uno straccio usabile a piacimento dai padroni inglesi d’Italiozia], li creano gli anglo-americani, che operarono in questi ambiti con tecniche di Polizia Segreta per cui ovviamente non visti e non raccontati. La DC-Vaticano avevano un ruolo, quello di riempire le istituzioni di governo ai vari livelli, a cominciare da quello centrale. Il PCI pure, quello di spauracchio per la DC-Vaticano di cui gli inglesi non si fidavano.

Non solo: l’inglese metodologicamente non si fida per cui previene creando gli antidoti, qui altre pedine da muovere per non perdere il proprio potere nei vari contesti. Gli altri, PSI incluso, erano i cespugli, talvolta ondeggianti. È anche un fatto che i poteri sia burocratici che formalmente privati poi livellino un po’ tutto e tutti al di là delle ideologie di facciata o delle genesi anglo-americane [che pur permangono nei bilanciamenti dei poteri, delle forze] ed/od interne.

Ovviamente i Pansa, non che G.P. sia peggio degli altri, discutono su quello i partiti avrebbero dovuto o potuto essere anziché spiegare quello che erano e perché. Beh, lo spiegare non lo fanno gli storici ed i politologi, o coloro reputati tali, che si occupano in gran parte della mistificazione, della propaganda. Non che sia poi una grande colpa, in termini relativi, nel contesto dato, che non lo facciano giornalisti pur scrittori di libri.

Il livello del dover e del poter essere è il livello della fantasia. Che serve per non disvelare l’esistente.

Checché ne pensi, o lasci trasparire, Pansa, la per lui guerra civile fu tra fascisti pro-tedeschi e fascisti pro-angloamericani, tra prostituiti di qua e di là. Usciti vincitori gli angloamericani, i loro fascisti, e coi ruoli decisi dai vincitori, gestirono, per quello la politica può gestire, lo Stato nelle sue varie articolazioni. Ovviamente il controllo angloamericano era ed è sia sulla politica e le istituzioni, che a livello di poteri reali economico-finanziari. Non è che per esempio Mediobanca, banca formalmente pubblica,  nasca, in regime di monopolio essendo l’unica cosiddetta Merchant Bank italica, per altri fini che il controllo stretto, angloamericano, sulle oligarchie industrial-finanziarie formalmente private. 

I partiti della cosiddetta prima repubblica vengono distrutti, coi relativi equilibri istituzionali, per decisione, o con nulla osta, angloamericano. Non esistevano forze interne che di testa loro (per quanto G.Andreotti, sulla via di divenire Presidente della Repubblica, che lancia Di Pietro, si fosse illuso) potessero distruggere i partiti per fondare e consolidare la dittatura del Quirinale compradoro, dunque sotto stretto controllo angloamericano.

Questo è un libro nostalgico. Col mito del buon tempo antico. Non è una colpa. È una scelta dell’autore, la sua percezione della realtà. Personalmente non credo a grandi differenze tra gli umanoidi, nei decenni, nei secoli, nei millenni. L’autore riferisce la sua esperienza personale che lo porta evidentemente ad altre conclusioni o percezioni. A livello psicologico, può essere, banalmente, la nostalgia per la propria giovinezza e la propria mezza età traslata sugli eventi storici.

Il PCI era una perfetta macchina nazisto-tangentaro-clientelare basata sulla falsa coscienza di tutti, suoi dirigenti e proseliti inclusi. Non a caso lo creano gli inglesi. La DC, creata tale dalla Chiesa, viene invece sfasciata dagli angloamericani che la vogliono come i loro comitati elettorali ma con la legislazione (che progressivamente peggiora rendendo qualunque atto politico criminalizzabile, ...oppure no se coperti dalle Polizie Segrete Carabinieri-NATO) e la disorganizzazione italiche.

Sansa è del tutto privo di dimensione storica, cosa del resto comune, in genere, ai giornalisti che differentemente non potrebbero fare i cronisti, i cronisti-cronisti banali-banali, e, al contrario, relativizzerebbero tutto, non venendo così capiti da lettore medio che non è che poi abbia grande livello di comprensione di questioni sociali ed istituzionali, e tanto meno delle dinamiche storiche. Certo, vi sono lettori medi magari geni in scienze e/o tecnologie, ma che, nel contempo non capiscono nulla di questioni sociali e storiche. Seguono i media per sapere cosa pensare, e cosa pensare dati i loro livelli di ignoranza o di qualunquismo in questioni sociali e storiche. Inutile immaginarsi che possano o debbano essere differenti. Le persone sono poi quelle che sono e non serve a nulla mutarle.

Un esempio. Sansa intervista Andreotti ad una Festa dell’Amicizia, precisamente il 10 settembre 1982 a Viareggio. Vorrebbe affrontare con lui la questione mafia, ovviamente al livello di comprensione suo [di Pansa] e del pubblico, mentre Andreotti banalizza e difende in modo totale sé stesso, la DC e pure gli altri partiti. E che, Andreotti non lo sapeva che le mafie ritornano con gli Alleati, che iniziano proprio con esse l’occupazione, e pure la gestione iniziale, d’Italiozia, e che dunque hanno copertura anglo-americana per cui, anche lo Stato italico volesse, non potrebbe fare nulla contro di esse, per cui le cogestisce con gli anglo-americani?! E Sansa fingeva di ignorare ciò? In tutto il mondo, in Italiozia pure, terrorismo e mafie sono create e gestite dai governi/Stati tramite le Polizie Segrete per cui i regimi negano in pubblico quello che fanno in privato, cioè in modo occulto. Si può supporre che G.Andreotti non conoscesse queste cose? Assolutamente no, anche visto che da statista ci ha sempre sguazzato nel mondo delle Polizie Segrete e della manipolazione ed uso di mafie e terrorismi. Avesse mai raccontato queste cose in pubblico sarebbe stato, se non rinchiuso, subito liquidato, messo fuori dal mondo politico ed istituzionale, ma pure da quello intellettuale che, su queste cose,  vive di luoghi comuni accettabili dal regime e dai regimi, dall’Impero. Il punto è che neppure un Sansa sa queste cose, o se le sa si è vietato di ricordarle e di pensarle, cose che, chiunque avesse un minino di dimensione, di cultura storica, non potrebbe non sapere, non potrebbe non conoscere e non esporre se avesse un minimo di onestà intellettuale. O se Sansa le conosce o le intuisce, se le nega con la sua baggianata ricorrente, nei suoi scritti, delle prove e degli indizi. È vero che su un organo di stampa, su un massa media, non si possono dire cose non provabili, salvo essere liquidati dagli stessi editori che giustamente temono cause legali. È anche vero che si considera provabile il comunemente accettato, il conveniente, insomma. Eppure, ci sono tanti modi per dire le cose, se le si comprendono, e la questione delle prove ed indizi [prove ed indizi da processo] non può, da un punto di vista euristico, essere usata per raccontare solo quello che ti fanno vedere, cioè pura propaganda, pure balle. Non che si debba inventare. Ma esistono meccanismi deduttivi che per esempio una dimensione storica affina. Non solo. Per esempio, se uno ha solo entrate da 1'000 od anche 2'000 euro al mese e si fa una casa da un milione, difficile dire che non sia corrotto o simili. Certo si può conclamare che non ci siano prove, mentre in realtà non ci sono prove che sia onesto, salvo vincite a lotterie od altri introiti straordinari. Pansa non solo è debole sulla questione prove ed indizi. Quando accenna a ciò, farebbe meglio dire che non può o non poteva dire certe cose perché suoi colleghi, di grado superiore al suo e con compiti di controllo del suo lavoro, semplicemente non glielo permettevano o non glielo avevano permesso per cui lui si censurava preventivamente. Non  solo sbaglia, è debole, debolissimo, a livello metodologico sulla questione verità o possibili o provabili verità, per cui uno si relega nella menzogna che pur non sembri tale. Appunto, manca di dimensione storica. O, se la ha, non la fa trasparire. È anche vero che, se avesse interrogato Andreotti ed altri sulla verità storica delle mafie e dei terrorismi, o lo avrebbero rinchiuso o liquidato in altro modo dal mestiere di giornalista.

Oppure si formuli una differente ipotesi. Ma non è che sappia e si mascheri per poter continuare a fare il giornalista, il cronista delle apparenze della politica. Non sa le cose. Si è vietato di saperle, che è ancora peggio. Non è sufficientemente davantologo, come moltissimi. Sta tutto sotto il naso e per questo si racconta al popolino che non lo si vede. Non è, per tornare alle questione mafie, ma pure a quella terrorismi, che le cose non siano note. Sono note. Ma le si negano per le masse, ed in queste masse ignoranti [che non vuol dire necessariamente sceme, ma che comunque ignorano queste cose] ci sono pure i Sansa.

Beh, ci fermiamo qui. I doppi o tripli e multipli pensieri non ci sono solo nella romanzeria orwelliana, bensì sono realtà immanenti e non da oggi. C’è quello che si fa e quello che si racconta, quello che gli inglesi chiamano il making sense. Il making sense è il bisogno umanoide di imbellettarsi. Si chiama mystification o mystifying, mistificazione. Appunto, non nasce oggi e neppure ieri ma è immanente nei millenni. O fa parte della psicologia umana o è il potere che vuole così, che non è poi differente. Agli effetti pratici, non è che faccia differenza se sia una caratteristica innata oppure se sia il potere che abbia pure la facoltà di plasmare la natura innata, o supposta tale, degli individui. Che gli umanoidi si sottomettano al potere ed ai poteri ha una caratteristica innata di sopravvivenza. 

Un altro esempio, dove casca o caschi l’asino, qui il giornalista. Tu G.Andreotti ordini ad un officiale di Polizia Segreta Carabinieri-NATO-Gladio di liquidare A.Moro [ché sennò sarebbe divenuto Presidente della Repubblica in prima votazione alla scadenza di Leone], ma lo vuoi liquidato con ignominia quindi dopo un lungo rapimento in cui si sputtani e si faccia sputtanare come un debole. In effetti, un Andreotti rapito si sarebbe fatto ammazzare, o non, senza concedere nulla. A rapimento in corso, ma pure dopo, tu Andreotti conclami come un’ovvietà che le vedove degli assassinati, ma pure la popolazione, non avrebbero compreso che si fosse trattato per uno statista rapito con chi aveva assassinato ed assassinava pure poliziotti e militari dei CC. Di fatto, tutti sapevano dove fosse detenuto Moro e le BR erano eterodirette delle Polizia Segreta Carabinieri-NATO-Gladio. Ovviamente Andreotti vuole Moro demolito e morto, anziché liberato. Sennò neppure lo avrebbe fatto rapire, mentre tutti sapevano che le BR avrebbero rapito ed assassinato Moro. Era mesi che lo pedinavano e senza che vi fossero interferenze di polizia. Dunque le BR erano eterodirette e coperte. Facevano quel che altri, qui G.Andreotti, volevano facessero.

Ritorniamo alla banalità, all’apparente ovvietà, del non possiamo trattare perché il popolo, e specificatamente sbirraglie e militari, non capirebbero. Tu lo hai fatto rapire. Tu lo vuoi morto. Tu sai dove è detenuto. Ma conclami che non puoi trattare. Non c’era neppure bisogno di trattare visto che tu sai dove è detenuto. Sei tu, tu G.Andreotti, che lo hai fatto rapire e lo vuoi morto. Tu Andreotti hai fatto assassinare la scorta. Per cui è tutto il gioco ad essere truccato. Lo stesso Craxi che sa, da Dalla Chiesa, dove Moro sia detenuto, e che dunque sa che è Andreotti che lo ha fatto rapire e lo vuole assassinato e poi lo fa assassinare, non può andarlo a dire in giro perché lo rinchiuderebbero e comunque lo farebbero fuori dalla politica, e non sarebbe mai divenuto uno statista, quale poi diverrà come capo del governo. Craxi lo avrà pure ben capito che quando viene fatto far fuori Dalla Chiesa lo è per quello Dalla Chiesa aveva raccontato a lui, Craxi, durante l’operazione Moro, cioè che era Andreotti che manovrava tutto. Eppure nessuno può dirlo. Ah, queste cose le racconta Pecorelli ed Andreotti, col suo blocco di potere militare, lo fa assassinare. I giornalisti non le sapevano? I Pansa non lo sapevano? Ah, no, per poter continuare a fare i giornalisti di regime devono tacere, tapparsi occhi e le orecchie. Devono tapparsi pure il cervello e così continuare a disquisire di cazzate e solo di cazzate. Manca la dimensione storica ma pure quella cronistica. Del resto, pure moltissimi storici si tappano pure il cervello per poter continuare a fare gli storici riconosciuti come tali, cioè di regime, gli storici-agitprop.

La ‘logica’ da bar, tale era ed è quella all’Andreotti, funziona. Basta non discutere i presupposti, bensì discutere sui presupposti definiti dal potere. Basta fare gli showmen degli apparati di propaganda. Che è quello fanno politici e statisti, a livello di discorso pubblico. 

Finché i Pansa banalizzano sono dei geni, e ben pagati. Raccontassero le cose, diverrebbero dei pazzi e sarebbero liquidati in vario modo. Un Pier Paolo Pasolini, che cercava e cercava, è stato intrappolato ed ammazzato da Polizie Segrete su ordine governativo. Anche se tappare la bocca lo si fa in mille altri modi, prevenendo l’ascesa, o stoppandola ed affondandola in vario modo.  

Interessante, da un punto di vista storico, che già prima della caduta del muro di Berlino, per quanto ormai fosse visibile che l’URSS e l’Impero Sovietico non reggessero più, nei centri dell’Impero si parlasse apertamente, non per le masse, di liquidare il sistema Costituzionale italico uscito dalla IIGM. Siamo nel maggio del 1989, al congresso del PSI. “Il giornalista americano mi domandò ancora: «Finirà per colpa della corruzione? Da noi si dice che i partiti italiani vivono grazie alle tangenti. La loro immoralità è dilagante. Prima o poi i vostri giudici usciranno dal letargo e faranno piazza pulita di tutto. A cominciare dai leader politici».” (Pansa 2010, p. 300 del file .pdf).

Di tangenti e ‘corruzione’ vivevano dal 1942-43, e già prima, dalla creazione d’Italiozia e pure prima. Se se ne ‘accorgono’ nel 1989, o nel 1992, o quando si voglia, è perché ci sono altri affari in gioco. La realtà, in queste cose, si crea a seconda delle esigenze di potere, del potere e dei poteri. 



Pansa, G., I cari estinti. A faccia a faccia con quarant'anni di politica italiana, Rizzoli, Milano, Italy, 2010. 

23 November 2014

Letter from Lhasa, number 358.
La Repubblica di Barbapapà

Letter from Lhasa, number 358. La Repubblica di Barbapapà
by Roberto Abraham Scaruffi

Pansa, G., La Repubblica di Barbapapà. Storia irriverente di un potere invisibile, BUR, Milano, Italy, 2014.
(Pansa 2014).
Giampaolo Pansa 


Se Repubblica nasce nel 1976, in parallelo al dilagare della P2 di Andreotti e Berlinguer, è perché le oligarchie predatorie, specificatamente gli Agnelli-Mediobanca, hanno bisogno di andare allo sfondamento del PCI andreottianizzato. Non che vogliano un PCI moderno, una socialdemocrazia. Vogliono solo che il carrozzone PCI obbedisca a loro e solo a loro. 

Se la storia interna e le relazioni internazionali (Italiozia è prostituta anglo-americana, dopo aver perso, e pure piuttosto male, la IIGM, ma pure, nella sostanza, la IGM pur dalla parte dei vincitori da cui i prostituiti Savoia non potevano non farsi infinocchiare) non permettono ancora di andare al superamento del PCI fatto creare dagli inglesi a Togliatti nel 1944 (una classica operazione di guerra anglo-americana), le oligarchie predatorie private di area Mediobanca, o Mediobanca-Agnelli (dato che gli Agnelli, pur di area Mediobanca sono un potere internazionale e con connessioni dirette anglo-americane al di là della stessa Mediobanca di Cuccia), vogliono riaffermare la loro egemonia di potere sulla squallida sinistra italiota che, per giunta, è stata, in parte, subordinata al Vaticano di cui gli inglesi la volevano contropotere, potere di ricatto. È inevitabile che un partito inglese, pur con facciata pro-sovietica, abbia bisogno non solo del sostegno inglese ma pure di dipendere quotidianamente dalla DC-Vaticano che controlla il governo e le Istituzioni dello Stato. Per cui, differenti facce ed esigenze finiscono per convivere.

Con Repubblica, gli Agnelli, Mediobanca e Confindustria si reinventano una loro sinistra [non è chiaro che cosa voglia dire, ma loro la chiamano così], un loro PCI. Il che la dice lunga sulla miopia culturale delle oligarchie [predatorie] ‘private’, sul loro rifiuto di qualunque progetto e pratica modernizzatori, del resto ovvio essendo oligarchie predatorie.

Ovviamente Pansa non la conta così.

Eugenio Scalfari è ben descritto come banderuola che va dove soffia il vento. È questo, spesso, un aspetto di quello viene chiamato od appare come successo. Da deputato di un PSI-finzione (una moderna socialdemocrazia o laburismo è escluso dagli occupanti angloamericani per Italiozia, avendo loro bisogno di un PCI per contrastare, pur minoritario, ma potentissimo, una DC-Vaticano di cui non si fidano anche se poi se li comprano variamente, per quel che possono) a uomo degli Agnelli-Mediobanca, a pupazzetto di CDB, l’agente speciale delle operazioni sporche di Cuccia-Mediobanca, e dei suoi padroni anglo-americani.  

Pansa non la conta in questo modo, ovviamente.

Non c’è nulla di titanico quando i poteri vogliano qualcosa. Anche Scalfari fosse stato analfabeta, sarebbe egualmente divenuto un’autorità giornalistica e culturale. Che il progetto-Repubblica condizioni il PCI e faccia concorrenza, nei numeri, al Corsera, è nella logica delle cose. Assumi comunisti. Li paghi e dai loro la linea. Repubblica ed annessi fioriscono.

CDB e gli altri predatori, ma CDB lo è pure più degli altri (o così appare magari perché più esuberante, o chissà perché), divengono gli illuminati industriali e finanzieri d’Italiozia. Repubblica e l’Espresso divengono gli organi della rivoluzione comunista cui il PCI ha da tempo rinunciato, anzi che non è mai stata nella sua pratica reale ...per correre dietro alla DC. Beh, i media servono per il lavaggio del cervello. Devono far credere mentre i poteri reali fanno quello che credono. TUTTE le ‘rivoluzioni’ comuniste, pure le altre, sono sempre state volute dai poteri reali. Loro sono le condizioni oggettive e le rotture storiche ma non come la conta la vulgata comunistoide o d’altri colori ideologici.  

Nell’aprile 1989, il Gruppo Espresso-Repubblica passa sotto il controllo totale e totalitario di CDB, che ne controllava già il 50%. Ma la storia non finisce qui visto che c’è tutto il conflitto proprietario con Berlusconi, risolto da Andreotti, che così, in nome della frammentazione e del bilanciamento degli interessi e dei poteri, dà potere ai suoi più accaniti nemici sulla via del Quirinale, gli inglesi-Mediobanca. 

Il libro è  intessuto di dettagli interessanti, di cui abbonda. Su di essi, chiunque si occupi della storia di Italiozia può soffermarsi proficuamente e valutarli, ovviamente senza mai prendere nulla per oro colato. Ogni parzialità aiuta la conoscenza, oltre a permettere sia di testare che di rettificare quello che si pensa di avere già compreso sul corso degli eventi.  



Pansa, G., La Repubblica di Barbapapà. Storia irriverente di un potere invisibile, BUR, Milano, Italy, 2014. 

Letter from Lhasa, number 357.
I falsificatori

Letter from Lhasa, number 357. I falsificatori
by Roberto Abraham Scaruffi

Bello, A., I falsificatori, Fazi Editore, Roma, Italy, 2010.
(Bello 2010).
Antoine Bello


Vi sono vari aspetti evidenziati in questo libro. Il gioco. Il principio di realtà. Le maschere per non capire e vedere quello che si fa. Il conformismo assoluto di altri.

Eppure esso è anche patetico perché gli umanoidi da sempre convivono col crimine, cioè con quegli aspetti di loro stessi che non è che si preoccupino della legalità formale dei propri desideri e, talvolta, azioni. I sensi di colpa sono spesso costruzioni letterarie e ciò di cui ci si sente davvero in colpa sono, per chi mai provi qualche rimorso, banalità del tutto individuali.

La massa dei conformisti si scopre in colpa quando viene scoperta, smascherata, per cose che altre entità, autorità, o supposte o vissute come tali, considerano una colpa, un qualche crimine o la violazione di un qualche codice. Che questi sensi di colpa possano essere sinceri è del tutto improbabile, se non appunto per l’essere considerati devianti da una qualche autorità o supposta tale.

Il CFR, che è il protagonista impersonale del romanzo, non è che la classica organizzazione burocratica che non si sa che cosa faccia e dove nessuno è responsabile di nulla. Quando è un’entità ‘pubblica’, nessuno si fa problemi per ciò. Quando nessuno sa a quale organizzazione abbia aderito, ecco che non tanto lo spirito critico quando la paura di non essere abbastanza coperti o non abbastanza deresponsabilizzati può creare problemi pseudo morali ad una frazione di soggetti. 

Il CFR usa, almeno per la sua Accademia di formazione, strutture già del KGB sovietico, ma il racconto non lascia intravedere vere connessioni con lo Stato russo, anche perché i fini dell’organizzazione, se mai ne ha, restano del tutto ignoti.

L’autore si è così inventato un’organizzazione che non potrebbe mai esistere, non come organizzazione indipendente da Stati, di cui non  si conoscano i fini e le logiche, e di cui descrive dinamiche interne che poi derivano dalle psicologie degli adepti. 

Il finale è aperto, non esistendo delle conclusioni. Ci si imbatte semplicemente in un “Continua...”che è, alla fin fine, la scelta letteraria migliore.

Non so se sia un’opera di grande spessore, per quando la si legga con interesse, se non altro per vedere dove l’autore voglia andare a parare. Non va da nessuna parte, ma personalmente amo i romanzi che ad un certo punto finiscono senza delle conclusioni e dove tutto resta aperto. 



Bello, A., I falsificatori, Fazi Editore, Roma, Italy, 2010. 

Letter from Lhasa, number 356.
Merci pour ce moment by Valérie Trierweiler

Letter from Lhasa, number 356. Merci pour ce moment by Valérie Trierweiler
by Roberto Abraham Scaruffi

Trierweiler, V., Merci pour ce moment, Les Arènes, Paris, France, 2014.
(Trierweiler 2014).
Valérie Trierweiler


Writing is a form therapy. Writing about personal events is even more such.    

In this book, both the dynamics of a couple on the way to break up, and also the same dynamics when its seems and perhaps is an unsinkable couple, are well represented.  

The political, and specifically the Hollande’s, world is represented as a word of ignorance, double language, basically borderline relatively to people’s everyday lives, contempt for ordinary people, and also full of other personal paranoia and insecurities.

It is such. Now, Ms. Trierweiler, a professional journalist, is a direct witness about that, since her personal experience.  



Trierweiler, V., Merci pour ce moment, Les Arènes, Paris, France, 2014. 

Letter from Lhasa, number 355.
L’insegnante di astinenza sessuale di Tom Perrotta

Letter from Lhasa, number 355. L’insegnante di astinenza sessuale di Tom Perrotta
by Roberto Abraham Scaruffi

Perrotta, T., L’insegnante di astinenza sessuale, Edizioni e/o, Roma, Italy, 2008.
(Perrotta 2008).
Tom Perrotta

Il romanzo è del 2007. È ambientato a Stonewood Heights, Massachusetts. Si districa negli USA ‘cristiani’, quelli delle congregazioni evangelico-puritane e Repubblicane. La rappresentazione è realistica e con profondità psicologica sia individuale che sociale. Descrive il senso di appartenenza, ed il dover dare un senso alla propria vita, di molti, di fronte all’anonimità e confusione, o come tale viene percepita, della vita contemporanea.

Ma è sempre stato così. Si evolvono le tecnologie eppure gli individui restano gli stessi, solo hanno strumenti differenti. Come sempre, lo spirito gregario assume forme differenti.

In questo romanzo scorre davanti agli occhi un mondo dove tutto cambia e nulla cambia. Gli individui si affannano variamente per affrontare o meno, per convivere o meno, colle proprie paure. La loro natura adattiva li spinge dove è possibile nel contesto dato. Non potrebbe essere altrimenti.

Nel totalitarismo del potere, e ben ambito dagli individui che non osano ribellarsi alle mode, o semplicemente astenersi da esse, esistono inevitabilmente le personalità indipendenti, o che mostrino qualche indipendenza. Non che siano necessariamente meglio o peggio degli altri. Semplicemente esistono. 


Perrotta, T., L’insegnante di astinenza sessuale, Edizioni e/o, Roma, Italy, 2008.